“Un po’ di fresco”

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di Massimo Gramellini (La Stampa 20-7-2010)

Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei maggiori partiti  e dei media, che all’argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra,la battaglia per l’acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l’ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti.

A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l’acqua è vita,e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l’apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l’idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l’orticello del proprio clan, piace sperare che quest’alluvione di firme per «l’acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione.

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In soli 50 giorni un milione di donne e di uomini hanno firmato i tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
Un risultato straordinario, ottenuto da una grande coalizione sociale promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dal capillare e reticolare impegno di migliaia di comitati sorti in tutto il Paese.
Senza padrini politici, senza grandi finanziatori, nel più completo silenzio dei più “importanti” mass media.
Qualcosa sta succedendo in questo Paese. Una nuova narrazione sociale sui beni comuni, frutto di un decennio di sensibilizzazione e di mobilitazione sociale, è emersa, dimostrando come su questo tema abbiamo già vinto culturalmente.
Basta vedere le scomposte reazioni dei fautori delle privatizzazioni – Governo, Confindustria e Federutility in primis – i quali, se soli pochi anni addietro potevano rivendicare apertamente il dogma del “privato è bello” sono oggi costretti a giocare in difesa, a negare di voler privatizzare, a diffondere cortine fumogene sul pericolo referendario.
Consapevoli di aver perso il consenso, faticano tuttavia a rendersi conto di come dietro a questa straordinaria mobilitazione popolare ci sia molto di più.
Perché il milione di donne e di uomini che hanno sottoscritto i referendum forse non hanno ancora interamente acquisito tutta la complessità del tema acqua e privatizzazioni, ma nel loro incedere a testa alta verso i banchetti hanno dimostrato una forte consapevolezza sulla posta in gioco: mettere uno “stop” all’ideologia del mercato come unico regolatore sociale e invertire la rotta, riappropriandosi dell’acqua e dei beni comuni, che solo una democrazia partecipata e condivisa può gestire a finalità sociali.
Quel milione di donne e di uomini sono un nuovo anticorpo sociale che parla all’intero Paese e alla crisi economica, ambientale e di democrazia che lo attanaglia.
Dice a chiare lettere che gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro, la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, la demolizione della Costituzione e della democrazia non sono uno scenario ineluttabile, bensì il frutto di scelte politiche ancora una volta dettate da questo governo e dagli interessi dei grandi poteri economici-finanziari.
Quel milione di donne e di uomini sta indicando un’altra direzione: dalla crisi si esce attraverso la redistribuzione del reddito verso il lavoro e i ceti più deboli e attraverso l’appropriazione sociale di ciò che ci appartiene, a partire del bene più essenziale di tutti, l’acqua. Dalla crisi si esce attraverso un nuovo ruolo del pubblico e della democrazia, che devono essere fondati sulla partecipazione popolare.
In questi mesi, con quest’esperienza, si è costruito uno straordinario laboratorio sociale.
Ma sappiamo che è solo il primo passo. Perché dalla vittoria culturale si passi alla vittoria politica, occorrerà, entro la prossima primavera, trasformare questo milione di firmatari in almeno 25 milioni di votanti.
Sarà un percorso difficile ed entusiasmante; avrà bisogno di tutte le donne e gli uomini che vogliono liberare l’acqua, rifondare la democrazia, redistribuire la speranza.
Oggi possiamo intraprenderlo con nuova fiducia, tutti insieme.

Marco Bersani- Attac Italia/Forum Italiano Movimenti per l’Acqua
Cristiano Oddi-FP CGIL /Forum Italiano Movimenti per l’Acqua

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“Tutti in piazza per l’acqua” è l’appello rivolto ai cittadini dalle diverse organizzazioni che da anni lottano per una gestione efficiente e trasparente dell’acqua in Abruzzo. Sabato prossimo 26 giugno hanno programmato una manifestazione a Piazza S. Cuore a Pescara con appuntamento alle ore 17 per protestare contro la gestione disastrosa dell’acqua, contro l’aumento della bolletta e, soprattutto, per reclamare la trasparenza nei conti dell’ACA e la partecipazione dal basso dei cittadini nel controllo.
L’iniziativa era stata programmata per contrastare l’ipotesi di aumento della tariffa prima degli sviluppi di ieri dell’inchiesta sulla bollettazione della Procura di Pescara. Alla luce di questi fatti assume un significato particolare anche perchè ormai la riunione convocata dal Commissario Caputi per il 2 luglio prossimo per far votare l’aumento della tariffa rischia di diventare un evento surreale, un insulto nei confronti dei cittadini che pretendono una gestione corretta di questo Bene Comune e che hanno subito lo scandalo dell’acqua contaminata di Bussi.
Dichiara Augusto De Sanctis, referente acqua del WWF Abruzzo “Dispiace constatare che per l’ennesima volta è la Magistratura a dover intervenire per cercare di fare chiarezza sulla gestione dell’acqua, al posto degli amministratori pubblici. In questi anni, e con rinnovato vigore nelle ultime settimane, abbiamo richiamato i sindaci ad esercitare pienamente le loro funzioni nel controllo dell’ATO e dell’ACA, visto che siedono nell’assemblea di entrambi gli organismi. Il tutto prima di pensare a qualsiasi tipo di aumento per i cittadini, in considerazione dei dati incredibili sulla gestione passata presentati dal Commissario dell’ATO Caputi. Basti pensare che solo per gli investimenti mancati rispetto a tariffe riscosse bisogna recuperare 25 milioni di euro nei prossimi anni. Nel solo 2008 lo scostamento tra quanto programmato e quanto speso dall’ACA in spese operative è stato di 10 milioni di euro in eccesso. Sono cifre enormi che i sindaci farebbero bene intanto a spiegare ai loro consigli comunali. Peraltro pochi sanno che il Commissario Caputi ha anche pianificato la gestione del servizio idrico da qui al 2027 attraverso una revisione del piano d’ambito dell’ATO che comporterebbe una spesa di 295 milioni di euro per i soli investimenti e una progressione tariffaria per i prossimi 18 anni. Fare scelte così delicate prima di aver fatto chiarezza e senza un preventivo confronto con i consigli comunali e con i cittadini si configura come una vera e propria ipoteca del futuro di 500000 cittadini. Inoltre somme così importanti derivanti dalle nostre tasche devono essere spese avendo la garanzia di una gestione trasparente e partecipata. Questo si fa con una nuova legge regionale che deve garantire, oltre a una gestione completamente pubblica, la partecipazione costante dei cittadini dal basso nel controllo”.
Dichiara Renato Di Nicola, dell’Abruzzo Social Forum “Chiediamo ai cittadini del pescarese, dei comuni del chietino coinvolti come Chieti, Francavilla, San Giovanni e Miglianico, dei comuni del teramano come Atri, Silvi e Bisenti e di tutti i 64 comuni che fanno parte dell’ATO di Pescara-Chieti  di venire in piazza con una copia della bolletta dell’acqua per lasciarvi sopra un messaggio diretto al loro sindaco. Noi la metteremo nel nostro colabrodo d’oro che è il simbolo dell’attuale gestione dell’acqua e lo consegneremo per loro. Si potrà scrivere il proprio pensiero anche su un grande striscione bianco che stenderemo in piazza. Saranno registrati anche videomessaggi per i sindaci che poi caricheremo su you tube. E’ un modo per far parlare i cittadini, per aprire un dialogo che per troppi anni è stato negato. Chiediamo con forza di discutere le scelte principali sul servizio idrico con la comunità”.
Promotori: AbruzzoSocial Forum, WWF, Oltre Abruzzi, Marelibero.net
Organizzazioni politiche che aderiscono: Rifondazione Comunista, Pescara In Comune Amici di Beppe Grillo
Info: 3683188739, 3381195358

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H2ORA, l’acqua scende in piazza. In decine di piazze italiane questo e il prossimo fine settimana concerti, dibattiti, spettacoli, performance, aperitivi e feste. I comitati territoriali organizzeranno centinaia di banchetti in quella che sarà una vera e propria maratona di eventi culturali per tagliare tutti insieme il traguardo del milione di firme.

In sei settimane di raccolta,infatti, quasi novecentomila italiani hanno firmato in sostegno ai 3 referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.

Gli eventi di H2ORA potrebbero dare la spinta decisiva per il raggiungimento della storica cifra a sei zeri.

Tra sabato e domenica ci saranno iniziative di piazza a Roma, Torino, Bari, Cagliari, Lecce, Como, Enna, Udine, Vicenza, Oristano e in decine di centri minori. Un modo per incontrarsi , parlare dell’acqua bene comune e per condividere la straordinaria esperienza di partecipazione e mobilitazione che i comitati territoriali stanno vivendo. Molti altri eventi sono programmati in tutta Italia per prossimi giorni, ricordiamo ad esempio lo spettacolo di Marco Paolini a Rasai di Seren del Grappa (Belluno), giovedì 16 giugno. Tutti gli eventi in programma su www.acquabenecomune.org

Nelle molte piazze in festa ci saranno anche le compagnie degli artisti di strada che, grazie alla mobilitazione del Fnas (Federazione nazionale degli artisti di strada), organizzeranno spettacoli e performance.

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Iniziativa a Sulmona per l’Acqua Pubblica

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Dal 24 aprile è in corso la campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua. Nel giro di un mese l’obiettivo delle 500.000 firme necessarie per indire i 3 referendum abrogativi è stato ampiamente raggiunto. Adesso la sfida è arrivare al milione!!!
Nella nostra Regione abbiamo raggiunto l’obiettivo delle 14.000 firme mentre a Sulmona ci si appresta a tagliare il traguardo delle 1.000.
Questo è motivo di grande soddisfazione per noi perché segna un cambiamento culturale profondo della nostra gente: comincia ad essere opinione comune l’idea che l’acqua è un bene comune non soggetto alle leggi del mercato!

Venerdì 4 giugno alle ore 17.30 a Sulmona in Piazza Venezuela presso il Centro Servizi Culturali
ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL ’ACQUA

Incontro con:
Alberto De Monaco (Acqua Pubblica Aprilia)
Renato Di Nicola (Abruzzo Social Forum)

Modera
Riccardo Verrocchi
(Comitato Acqua Bene Comune Sulmona)

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La raccolta continua..

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516.615 firme raccolte in 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia.

Un risultato incredibile raggiunto in poco più di tre settimane grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell’acqua pubblica.

Dall’estremo Nord alle isole la raccolta di firme racconta un’Italia della partecipazione di migliaia di territori attenti e attivi sui beni comuni. E la raccolta firme non si ferma, ma rilancia. L’obiettivo che il Comitato Promotore si era posto (700mila firme) è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.

Un successo anche in Abruzzo dove abbiamo raggiunto quasi  12000 firme. In 25 giorni abbiamo eguagliato il risultato raggiunto in sei mesi di raccolta firme (nel 2007 ) per la legge di inizitiva popolare per l’acqua pubblica . Un ulteriore segnale per gli Enti locali e la Regione Abruzzo che si apprestano a far pagare ai cittadini i costi della cattiva gestione e del malaffare di anni, approfittando della situazione per spingere verso la privatizzazione.

É evidente invece il crescente sentimento popolare tra gli abruzzesi per la ripubblicizzazione dell’acqua, per una gestione pubblica, trasparente e partecipata, perchè ormai è chiaro che la privatizzazione (e sono decine gli esempi in Italia) non è la risposta.

Più firme raccoglieremo, più forte sarà la spinta verso il Referendum e il risveglio civile dei territori. Perché si scrive acqua, si legge democrazia.

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Iniziativa a Pescara sull’Acqua Pubblica

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Martedì 18 maggio alle 17.30 presso la sala consiliare del Comune di Pescara

Interverranno :

prof. Alberto Lucarelli -Ordinario di Diritto Pubblico Univ. di Napoli

Alberto De Monaco- Comitato Acqua Pubblica Aprilia (LT)

Don Giorgio Moriconi- Vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Pescara-Penne

Modera: Francesca Delfino

Conclusioni: Renato De Nicola

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La seconda settimana di raccolta delle firme contro la privatizzazione dell’acqua conferma  che  il tema è molto sentito dalla popolazione- 4039 firme in Abruzzo raccolte sabato 1 maggio nelle numerose iniziative organizzate  per la festa dei lavoratori, e domenica 2 maggio- 7122 firme il totale per l’Abruzzo ad oggi. E’ in costante aumento il numero di cittadine e cittadini che si mettono a disposizione del movimento perché vogliono che sull’acqua nessuno faccia profitti.

Pescara con oltre 1200 firme, raccolte in questi ultimi due giorni, si riconferma come la città con il maggior numero di sottoscrizioni . Altri dati significativi vengono da Chieti 280 firme, 250 Sulmona e Vasto, 400 raccolte in Val Pescara, 200 a L’Aquila, 300 nella Marsica, più di 400 nei comuni della costa teramana,  200 nel comune di Paglieta.

Un po’ di confusione si è creata in alcune piazze dove, di fronte ai nostri stand, sono comparsi i gazebo dell’Italia dei Valori, partiti il primo maggio con la raccolta firme su tre quesiti referendari tra cui quello dell’acqua. Molti cittadini si sono fermati perplessi a chiedere spiegazioni, visto che lo slogan usato dal partito di Di Pietro era lo stesso del Movimento  “una firma contro la privatizzazione dell’acqua”.
Quesito presentato un mese fa dal partito dell’onorevole Di Pietro dopo una rottura  plateale con il Forum dei Movimenti per l’Acqua per ragioni di semplice ed evidente strumentalità politica, per crearsi solo un consenso nell’immediato senza preoccuparsi minimamente di vincere la battaglia referendaria.
Ci preme comunque chiarire che il referendum dell’Italia dei Valori chiede  unicamente di abrogare l’art.15 della legge Ronchi, che “impone” l’ingresso dei privati nella gestione del servizio idrico, ma lascia  inalterato il quadro di mercificazione dell’acqua,  mantenendo la possibilità per i comuni di scegliere tra diverse soluzioni, compresa quella di affidare la gestione alle Società per Azioni.
Perchè l’acqua sia veramente pubblica e partecipata non si può che sottoscrivere i tre quesiti proposti dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica.

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Partita alla grande la Campagna referendaria

La sfida alla cultura della privatizzazione dell’acqua è andata oltre ogni aspettativa: 100.000 firme raccolte nel primo week-end del 24 e 25 aprile in tutta Italia.

3083 firme solo in Abruzzo. Nonostante il brutto tempo c’è stata una mobilitazione straordinaria che ha visto lunghe file ai banchetti organizzati nei quattro capoluoghi e in numerosi paesi. Le brochure con l’illustrazione dei tre quesiti referendari sono risultate spesso inutili. É bastato lo slogan stampato “l’acqua non si vende” per togliere ogni dubbio, senza dover convincere nessuno. La frase spesso ricorrente davanti ai banchetti era “ dopo l’acqua ci privatizzeranno anche l’aria!”

1100 firme a Pescara, 300 a Sulmona, 300 a Vasto, 280 a Chieti, oltre 200 a L’Aquila e Teramo, 250 nella Marsica, tante altre nei piccoli centri della nostra regione (vedi  BANCHETTI FIRME)

Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile, un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall’acqua per dilagare, speriamo, verso tutti i beni comuni.

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Ad Aprilia l’acqua torna Pubblica!

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Alla fine la festa è arrivata, con un applauso lungo, emozionato, intenso. Nella sala del consiglio comunale di Aprilia qualcuno si è portato le mani al volto, chiudendo gli occhi, riguardando per un secondo cinque anni di lotte dure contro una delle multinazionali più potenti d’Europa, la Veolia. Davide ha fatto centro, Golia è ora steso a terra.
La delibera che chiede ad Acqualatina di restituire gli acquedotti è passata a larga maggioranza nel consiglio comunale di Aprilia, con 22 sì e appena 4 no, venuti tutti dal Pdl. Ora l’Ato 4 avrà sessanta giorni di tempo per adeguare il contratto – tecnicamente si chiama convenzione di gestione – con la società per azioni partecipata dalla multinazionale francese Veolia a principi più equi, ridando il potere ai comuni. Una scelta di fatto impossibile, visto che non è stata mai adottata dal 2002 ad oggi, accogliendo i diktat misti pubblico privati, firmati Pdl e Veolia. E alla fine dei due mesi, i primi di luglio, Acqualatina dovrà porre la parola fine alle tariffe altissime, alle pattuglie con vigilantes armati che girano alla ricerca di contatori da sigillare, al muso duro da mostrare di fronte a settemila famiglie che, legittimamente, non hanno mai riconosciuto la gestione privata. È una vera festa di liberazione la scelta di Aprilia, che apre, anche simbolicamente, l’avvio della campagna referendaria per l’acqua pubblica. È ormai notte ad Aprilia e la festa è rimandata. Meglio aspettare ora le mosse della società, meglio tornare nelle stanze del comitato, dove sui tavoli aumentano i ricorsi dei cittadini, alla ricerca di giustizia sul bene più vitale per l’uomo.
A Latina Fiori, negli uffici della società dove siedono il senatore Fazzone e il francese Romano, mandato da Parigi a dirigere la gestione dell’acqua nella provincia, si affilano le armi per contrastare la seconda sconfitta del modello francese di gestione privata dei beni comuni in Europa in meno di un anno. Prima Parigi, che non ha rinnovato la convenzione con Suez e Veolia. Orain Italia Aprilia, che già sta pensando a quanto conveniente sarà per il comune gestire in proprio le risorse idriche. Acqualatina per la società francese rappresenta solo un piccolo puntino nel gigantesco fatturato, che in Italia si alimenta con gestioni milionarie come quella siciliana e calabrese. Ma il management sa che l’effetto domino è dietro l’angolo.
Esce sconfitto anche il Pdl, che nel consiglio di amministrazione ha messo uomini strategici. Il momento è poi pessimo, dopo la rottura tra la componente finiana e gli ex Forza Italia, alla vigilia della nomina della giunta regionale. A Latina, dunque, tutti sanno che il laboratorio Aprilia spalanca una porta, diventa un modello per i tantissimi comuni del sud pontino. Cosa diranno, ora, i sindaci di Terracina, di Formia, di Minturno, di San Felice al Circeo a chi non riesce più a pagare le bollette dell’acqua, dopo la festa d’Aprilia? E quanto peserà nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale del capoluogo, appena caduto dopo le dimissioni dei consiglieri ex Forza Italia?
È un laboratorio anche per la sinistra e per il Pd la scelta di Aprilia. I democratici che siedono in consiglio comunale – ma non in giunta, dopo aver perso le elezioni dello scorso anno – hanno votato con convinzione la delibera che manda a casa Acqualatina. «Dobbiamo iniziare a non accettare le scelte delle segreterie provinciali e nazionali – ha spiegato Vincenzo Giovannini del Pd – dobbiamo ritornare ad ascoltare la persone. Altrimenti potremo solo perdere i voti». Una scelta sorprendente – e positiva – che mostra come all’interno dei democratici i malumori siano forti, ormai inarrestabili. Se a livello nazionale il partito di Bersani sul tema è quanto meno ambiguo, tanto che ieri lo stesso segretario ha annunciato l’avvio di una raccolta firme in concomitanza con quella dei referendum ma sostanzialmente alternativa, è nei territori che sta iniziando a cambiare la direzione del vento.
I vincitori, alla fine, sono loro, le settemila famiglie di Aprilia che per cinque anni sono rimaste ferme nella contestazione radicale della gestione privata. Acqualatina ha tentato in tutte le maniere di rompere il fronte: prima offrendo una moratoria, con sconti in cambio del riconoscimento del gestore privato. Poi con il pugno duro, mandando i tecnici e i vigilantes a ridurre la pressione dell’acqua a chi continuava a pagare al Comune di Aprilia ed affidando ad Equitalia la riscossione forzata. Hanno cercato di isolare il più possibile politicamente le famiglie, in maniera trasversale. La prima risposta è arrivata lo scorso anno, quando nelle elezioni comunali hanno vinto, contro ogni previsione, un gruppo di liste civiche, bocciando i candidati sindaci della politica tradizionale del Pdl, dell’Udc e del Pd. E mercoledì, nell’aula del consiglio comunale, l’applauso finale era liberatorio, emozionato, intenso.
Che accadrà ora? C’è un percorso legale e tecnico, visto che la resistenza della società viene data per scontata. Il comitato acqua pubblica continuerà ad assistere le migliaia di famiglie e, c’è da esserne sicuri, le contestazioni aumenteranno già nei prossimi giorni, in attesa del ritorno della gestione in casa comunale. «Dopo il vostro titolo Festa d’Aprilia – raccontano dal comitato – in tanti si sono precipitati da noi, vogliono tutti pagare al Comune ora». Nella sede della Pro loco, dove funziona lo sportello per la contestazione delle bollette, spiegano anche come proprio il lavoro del comitato sarà la base di partenza per la futura gestione comunale. Hanno accumulato conoscenza, conoscono una per una le settemila famiglie che hanno assistito per cinque anni, sanno riconoscere subito chi è in difficoltà, chi ha una pensione sociale tale da impedire di pagare un bene vitale come l’acqua. C’è umanità dietro i numeri giganteschi che hanno gestito e questo è il volto vero del movimento dell’acqua pubblica.
La vittoria di Aprilia inevitabilmente avrà un riflesso nazionale. Mostra alle centinaia di comitati locali e a milioni di persone che oggi in Italia vivono la privatizzazione dell’acqua che cambiare rotta è possibile. Non è solo una questione di prezzo, di bollette salate, ma spesso di giustizia. La spinta che viene da Aprilia va al di là della convenienza, è l’espressione di una voglia di partecipazione dal basso in via di germogliazione. Dunque la sinistra non potrà più chiudere gli occhi, cercare accordi trasversali o appoggiare scelte ibride e opache come il modello pubblico privato, nato negli anni ‘90, nell’Italia di tangentopoli. E’ una sfida soprattutto per il Pd, con una base e un territorio in fibrillazione, con militanti pronti a scendere fianco a fianco a quel movimento un po’ strano e incontrollabile che chiede acqua e democrazia. E che nei territori inizia a vincere (dal Manifesto del 23 aprile 2010)

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