Giù le mani dall’acqua!

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“GIU’ LE MANI DALL’ACQUA”
SIT-IN DI PROTESTA
GIOVEDI’  19 GENNAIO 2012 ORE 16,30-PREFETTURA   DI PESCARA

Il consiglio dei Ministri intende approvare il 20 gennaio il decreto sulla liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici, che prevede un attacco diretto alle aziende speciali, ovvero la forma di gestione pubblica che da sempre i movimenti perseguono per garantire la ripubblicizzazione dell’acqua e la partecipazione dei cittadini. Riteniamo questo un atto gravissimo visto che 27 milioni di Italiani pochi mesi fà hanno espresso la loro contrarietà all’obbligo di privatizzazione, con il voto referendario. Questo è un’attacco alla democrazia senza precedenti. Facciamo sentire la nostra indignazione, difendiamo la Democrazia! Per esprimere il nostro dissenso e informare la cittadinanza saremo presenti al presidio con bandiere, cartelloni, gocce di carta colorate, striscioni, volantini…

Ricordiamo inoltre di firmare e diffondere l’appello on line su www.acquabenecomune.org

Facciamo circolare ed invitiamo tutta la cittadinanza a difendere i Beni Comuni, l’Acqua, la Democrazia e il nostro Futuro.

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PER IL RISPETTO DELL’ESITO REFERENDARIO, PER UN’USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI

Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.

Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un’inversione di rotta rispetto all’idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali – ad eccezione del Comune di Napoli – proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.

IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO  E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE

Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”, ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.
Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l’art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.
Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.
Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell’acqua a Marzo 2012.
Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 26 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.

Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.

Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.

Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.

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Napoli capitale italiana dell’Acqua Pubblica

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Hasta la victoria siempre

di Alex Zanotelli

E’  un momento questo di gioia e di festa per Napoli perché è diventata la capitale italiana dell’acqua pubblica, la “Parigi d’Italia”. Infatti oggi 26 ottobre  2011, il Consiglio Comunale di Napoli , in seduta pubblica e solenne al Maschio Angioino, vota la ripubblicizzazione del servizio idrico, che sarà gestito da un Ente di Diritto Pubblico ,”Acqua Bene Comune Napoli “ in sostituzione dell’Arin Spa. Napoli diventa così la prima grande città italiana che decide di ‘obbedire’ al Referendum sull’acqua (12-13 giugno 2011), ripubblicizzando la propria acqua e ripudiando la formula della Spa. E’ una grande lezione che questa città così  bistrattata dona a tutto il paese. Per questa vittoria  siamo grati al nostro sindaco L.De Magistris e al prof. A.Lucarelli, assessore ai Beni Comuni, ma soprattutto dobbiamo dire grazie alla tenacia e alla grinta dei Comitati Campani per l’acqua pubblica. Sono loro i veri artefici di questa straordinaria vittoria :è la cittadinanza attiva di questa città e regione , che si è impegnata a fondo e per lunghi anni, per difendere la Madre, l’acqua, la madre di tutta la vita. Infatti è dal 2004, quando i 150 comuni di Napoli e Caserta avevano votato la privatizzazione dell’acqua, che i comitati  si sono battuti per ottenerne la ripubblicizzazione . Uno straordinario impegno dei comitati è riuscito, in meno di due anni, a rovesciare quella decisione. Il 31 gennaio 2006 i sindaci di Napoli e Caserta ne votarono la ripubblicizzazione . Fu però una vittoria di Pirro, perché non fu mai tradotta in atto amministrativo per la netta opposizione di Bassolino-Iervolino. Ma il movimento non si è mai arreso e , aiutato da notevoli figure come il prof. A.Lucarelli e l’avv. M. Montalto, è riuscito a contenere le forze privatizzatrici. La svolta è arrivata con l’elezione di De Magistris a sindaco di Napoli (l’acqua pubblica era  uno degli obiettivi della sua campagna elettorale) e con  la vittoria del Referendum sull’acqua . Infatti il primo atto da sindaco  è stato quello di scegliere il prof. A.Lucarelli come Assessore ai Beni Comuni(il primo in Italia!) con delega sull’acqua .Ed è Lucarelli che  ci ha portato a questa grande vittoria .

Dobbiamo celebrare, fare festa, sia per la vittoria del Referendum, sia per questa vittoria tutta napoletana. Invece  incomprensioni,sospetti, intolleranze hanno preso il sopravvento nel movimento. Questo è grave  perché siamo lo straordinario popolo dell’acqua che ha vinto con il referendum ,una vittoria che tutto il mondo ci invidia. Smettiamola di guardarci l’ombelico, rimbocchiamoci le maniche : il lavoro che ci attende è enorme. E lo faremo se sapremo stare uniti, lavorare insieme,fare rete. Quando inizieremo a premere su Milano, Torino, Genova, Roma …  perché si ripeta il ‘miracolo’ di Napoli? Tocca a noi, ai comitati locali, al Forum nazionale. E’ un compito immenso quello che ci attende:tradurre localmente il Referendum , in barba ai partiti, in barba ai potentati economico-finanziari.    Per continuare l’impegno sull’acqua, il FORUM nazionale dei comitati dell’acqua ha indetto una manifestazione nazionale a Roma, il 26 novembre e in questa occasione, lancerà una campagna di “Obbedienza civile”: si invitano tutti i cittadini/e ad “obbedire” alle decisioni referendarie. Una di queste è che non si può guadagnare sull’acqua , per cui chiederemo a tutti i cittadini/e di autoridursi le bollette del 7%.Infatti  quel 7% , dato per  la remunerazione del capitale , è stato abolito dal Referendum.

Il lavoro  che ci attende è immenso ,e interesserà  non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea.  Per questo, proprio sull’onda della grande vittoria napoletana, il 10-11 dicembre 2011 si terrà a Napoli il primo incontro della Rete Europea dei  comitati per l’acqua pubblica. Questo per portare un milione di firme al Parlamento Europeo perché dichiari l’acqua un bene comune.(A Bruxelles le multinazionali fanno una pressione enorme sul Parlamento perché dichiari l’acqua una merce).  Ma il nostro deve essere un impegno mondiale. Dobbiamo prepararci ad andare a marzo a Marsiglia dove si terrà il Consiglio Mondiale dell’acqua che è nelle mani della Banca mondiale e delle multinazionali dell’acqua. Noi dobbiamo forzare l’ONU a convocare il suo Consiglio Mondiale dell’Acqua per  proclamare al mondo che l’acqua è un diritto fondamentale umano,è un bene comune che deve essere gestito come “patrimonio  dell’umanità”. Con i cambiamenti climatici in atto, con gli scioglimenti di ghiacciai e nevai, con sempre meno acqua potabile disponibile per una crescente popolazione , rischiamo di avere ,oltre ai 50 milioni di morti per fame, 100 milioni di morti per sete all’anno. L’impegno per l’acqua è un impegno per la vita.   “Nel nostro pianeta ogni forma di vita può nascere e svilupparsi solo in presenza di acqua-ha scritto molto bene Roberto Lessio- che si tratti di un germoglio di un seme nella terra, dell’incubazione di un uovo,della fecondazione e dello sviluppo  di un embrione in utero. L’acqua è il punto di congiunzione tra il nulla, la vita e il Creato.”   Diamoci da fare perché vinca la Vita!

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Massa critica

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Norma Rangeri da Il Manifesto del 14-6-2011

Se i risultati delle elezioni dei sindaci segnano una svolta, quelli dei referendum la definiscono: il 57 per cento di votanti polverizza la soglia del quorum e ci consegna una svolta storica. Osteggiati dai partiti, irrisi dagli analisti, boicottati dal populismo berlusconiano, i referendum resuscitano e segnano, come già molte altre volte nella nostra storia, il tramonto di un’intera fase politica. Un messaggio chiaro (e devastante) per le destre, un avvertimento (preciso) per il centrosinistra.
Ha vinto un paese stufo ma non rassegnato, che fa da sé e si muove con strutture orizzontali, per piccoli gruppi, organizzando la propria agenda tra lo scetticismo generale, con l’appoggio di qualche giornale e l’oscuramento dei grandi mezzi di comunicazione. Dimostrando di essere capaci di rappresentare l’interesse generale: prima raccogliendo milioni di firme, poi portando al voto una larghissima maggioranza dei cittadini (dentro quel 57 per cento c’è il 93 per cento di sì).

Trainato dall’apparente ossimoro di questioni insieme concrete e di grande valenza simbolica, si è mosso un altro modo di fare politica e la politica finalmente ha ripreso quota. Dall’acqua pubblica al nucleare (indicazioni programmatiche di un’agenda ecologista-antiliberista) al legittimo impedimento (voto popolare contro Berlusconi), dalla partecipazione del mondo cattolico (fino al papa) al popolo della Rete e dei Comitati, il voto referendario mantiene saldamente la rotta alternativa tracciata dalle elezioni amministrative, la conferma, la rafforza, la spinge verso nuovi approdi.
La scandalosa affluenza fa scoppiare la vecchia coppia al potere: Bossi e Berlusconi, insieme sugli altari della lunga stagione dell’egoismo sociale, insieme nella crisi con la propria base elettorale. Bossi che si unisce a Berlusconi nell’ostentazione dell’astensione (mentre tutto il nord corre al voto) è solo l’ultimo segno del declino. Ma la campana suona anche a sinistra, parla al principale partito di opposizione che affigge i manifesti con i quattro Sì solo a pochi giorni dall’appuntamento elettorale.

Nessun recinto regge all’urto di un’onda che chiede di uscire dall’incubo del berlusconismo cambiando i connotati al linguaggio, capovolgendo le priorità della politica, come la passione dei movimenti di piazza ha testardamente testimoniato. Pochi nelle vecchie élite hanno avuto la capacità di ascoltare e decifrare il tramonto di un sistema, e sui referendum solo Di Pietro ha lavorato e creduto nella vittoria.
Se si considerano le potenti armate mobilitate per far fallire la partecipazione al voto (la tv silente, le manovre di leggi-truffa sul nucleare), se si aggiunge il freno del Pd (legittimo impedimento? un boomerang), quel 57 per cento raddoppia persino il suo potenziale alternativo. Consegnando al futuro prossimo il terzo round: vinte due battaglie ora ci aspetta la terza: le dimissioni di Berlusconi. Dopo, tutti al mare.

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“Ci sono numerose sentenze della Corte Costituzionale che non solo richiamano al rispetto dei principi ispiratori di coloro che hanno promosso i quesiti referendari, ma che censurano modifiche normative strumentali, per disattivare i referendum”. Lo afferma il WWF Italia in una memoria inviata oggi all’Ufficio centrale per i referendum presso la Corte di Cassazione in vista del pronunciamento di domani sul referendum nucleare. “Precedenti sentenze della Corte costituzionale – spiega l’associazione ambientalista – stabiliscono chiaramente che se l’intenzione del legislatore rispetto alla norma oggetto di referendum, rimane fondamentalmente identica la richiesta referendaria ‘non può essere bloccata perché diversamente la sovranità del popolo (…) verrebbe ridotta ad una mera apparenza’.
Proprio in difesa della sovranità popolare e delle garanzie a tutela del referendum, anche il WWF Italia ha deciso oggi di inviare una sua Memoria per contrastare il tentativo del Governo di affossare il referendum sul nucleare grazie al suo emendamento presentato all’art. 5 del decreto Omnibus, convertito in legge il 25 maggio scorso, nel quale si prevede tra l’altro che il nucleare possa anche essere rilanciato approvando un semplice strumento amministrativo qual è la Strategia energetica nazionale e non con un’apposita norma votata dalle Camere.
“L’attenzione del WWF – prosegue la nota – si incentra sui commi 1 ed 8 dell’art. 5 che confermano l’intento solo sospensivo dell’iniziativa governativa in attesa delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, motivo già di per sé stesso strumentale come dimostra nel concreto la decisione presa ieri dal Governo tedesco di abbandonare il programma nucleare, che trova conferma, fa notare il WWF, sempre nella Sentenza della Corte Costituzionale (CC) n. 28/2011 che chiarisce come il Trattato dell’Unione Europea non contiene prescrizioni specifiche che vincolino gli Stati ad installare centrali nucleari.
Con riferimento alle modifiche normative che intervengano sui quesiti referendari, il WWF ricorda i contenuti de:

  • La Sentenza della CC n. 68/1978 che rimarca come la nuova legislazione che interviene sulle norme sottoposte a referendum deve dar prova con chiarezza che i principi ispiratori sono mutati dalla nuova norma sopraggiunta e che quindi la nuova legislazione non è più ricollegabile alla precedente iniziativa referendaria e che censura interventi che riducano la sovranità popolare a mera apparenza;
  • La Sentenza della CC n. 16/1978 che ricorda come non si possa solo abrogare singole norme per disattivare il referendum ma si debba tenere conto dell’effetto complessivo dell’iniziativa legislativa poiché il tema del quesito sottoposto agli elettori non è tanto formato (…) dalla serie di singole disposizioni da abrogare quanto dal comune principio che se ne ricava”.
  • La Sentenza della CC n. 28/2011, con la quale à stato ammesso proprio il quesito referendario, che chiarisce come il fine intrinseco dell’atto abrogativo consiste nell’intento di impedire la realizzazione e la gestione di tali centrali nucleari.

Sono questi, nella sostanza, gli insegnamenti della giurisprudenza costituzionale che il WWF sottopone all’attenzione dalla Corte di Cassazione con la Memoria odierna.


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PRETI, SUORE E MISSIONARI DIGIUNERANNO A SAN PIETRO
“No alla privatizzazione dell’oro blu”

“Non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro Parlamento il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica”: con un riferimento più che palese ai referendum del 12 e 13 giugno, anche il mondo cattolico scende in piazza. E lo fa per dire “no” al processo di privatizzazione dell’acqua, grande dono per l’umanità. Sacerdoti, suore e missionari si sono dati appuntamento per il prossimo 9 giugno a Roma, in piazza San Pietro, a partire dalle ore 12. L’iniziativa, lanciata dai missionari padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli, è una presa di posizione, del tutto motivata, che fa riferimento al voto di giugno e in particolare ai due quesiti contro la privatizzazione di un bene come l’acqua. Proprio il 9 giugno, a piazza San Pietro, questi uomini della Chiesa si riuniranno per un giorno di digiuno a pane a acqua per “salvare l’acqua”. “Ci stanno rubando l’acqua – affermano i missionari – come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce”.
L’appello fa riferimento alle parole sull’acqua come bene comune pronunciate più volte da Papa Benedetto XVI, contenute nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, ed espresse di recente anche dal segretario della Cei, Monsignor Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su “Sorella Acqua” (aprile 2011). In quell’occasione Monsignor Crociata aveva affermato e ricordato come “l’oro blu” debba continuare ad essere visto “come un diritto umano” e non “bene di chi può permetterselo”. Non mancò da parte del segretario generale della Cei il riferimento alla Corte costituzionale e alla ammissione a referendum dei due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno. Ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose si chiede, dunque, di scendere in piazza “come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo”. “Venite – recita l’appello – con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: “Salviamo l’acqua!”.

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Si scrive acqua si sventola democrazia

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Quello che sta succedendo a partire da Novellara e che si sta diffondendo a macchia d’olio per la provincia è probabilmente il momento più alto di confronto referendario che si possono permettere i nostri “oppositori”, che a Reggio Emilia giocano a nascondino e rifiutano qualsiasi confronto: evidentemente preferiscono parlare di bandiere e multe anziché di referendum e beni comuni. Forse nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia i cittadini si meriterebbero di poter andare a referendum dentro una situazione di informazione e confronto nel merito delle posizioni in campo e non che si debba passare attraverso il disagio delle persone che si ritrovano i vigili sotto casa. Se proprio si vuole far togliere le bandiere che i nostri oppositori scendano nelle strade e nelle piazze come stiamo facendo noi e spieghino apertamente ai cittadini i motivi per cui andrebbero rimosse, senza nascondersi dietro l’imbarazzo degli incolpevoli vigili urbani a cui va tutta la nostra solidarietà, anche perché probabilmente tra di loro c’è chi ha firmato per il referendum. Il referendum è il più nobile strumento di esercizio diretto della sovranità popolare sancito dalla nostra Costituzione, la democrazia dovrebbe rassicurare, non spaventare. Questa inqualificabile situazione non ha precedenti storici, un Paese in cui i cittadini devono temere per quello che appendono al balcone o alla finestra è un Paese in cui la democrazia è a rischio, per questo ciò a cui quelle bandiere sono appese diventa la cosa più preziosa che dobbiamo difendere, la nostra libertà, i nostri diritti.

Quelle bandiere sono la nostra parola, la nostra voce, la nostra volontà di voler andare a votare per il referendum: ogni cittadino che ha firmato per indire questa consultazione popolare -e mai così tanti hanno firmato nella storia dei referendum- ha firmato per essere promotore di un momento di democrazia diretta, perché questo è la democrazia: governo del popolo. Il referendum si chiama popolare proprio perché il popolo italiano l’ha ottenuto, e ogni cittadino che lo sostiene ha pieno diritto di farsene promotore, non certo essere impaurito nella propria inviolabile libertà d’espressione. Secondo la legge i promotori possono esporre i simboli fuori dalle loro sedi: le sedi dei promotori sono anche e soprattutto le case dei cittadini, perciò quelle bandiere non devono essere rimosse.

Ogni giorno che ci avvicina al voto del 12 e 13 Giugno ci accorgiamo che questo referendum in questa delicata fase storica è sempre più importante, e nonostante tutti i subdoli tentativi in atto per ostacolarne e impedirne il cammino il consenso cresce: lo vediamo proprio nel momento in cui si cerca di cancellarlo dalle televisioni, di passarlo in silenzio nei mezzi di informazione, di fare terrorismo mediatico e politico diffondendo voci per far credere che non ci sarà più…arrivando fino ai comuni, ai cittadini, agli elettori, ai protagonisti finali della partecipazione democratica. Non si può impedire ai cittadini di partecipare.

Con immenso piacere apprendiamo che sempre a Novellara, il Sindaco ha prontamente emanato una direttiva in cui Al fine, quindi, di garantire a ciascuno di manifestare liberamente il proprio pensiero, diritto costituzionalmente previsto, e di evitare strumentalizzazioni nonché atti di persecuzione nei confronti dei cittadini, si invitano gli Operatori della Polizia Municipale a valutare di volta in volta le segnalazioni pervenute ed a discernere i casi in cui trattasi effettivamente di divieto di propaganda elettorale dai casi di semplice pubblicità, di manifestazione del proprio pensiero e come tale non perseguibile”.

Ma adesso basta parlare di bandiere, torniamo a parlare di acqua, che è la vera politica: l’acqua è un bene comune e un diritto universale, i cittadini lo sanno. il referendum ci sarà. Difendiamo l’acqua votando 2 Sì, andiamo e mandiamo a votare! Diffondiamo questa battaglia di civiltà facendo informazione con ogni mezzo a nostra disposizione, a partire dalle bandiere, ne abbiamo già vendute 5.000 e saranno sempre di più: una bandiera su ogni balcone!


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Il raggiungimento del quorum in Sardegna per il referendum sul nucleare, con quasi il 50% dei votanti ancora prima della chiusura delle urne prevista per le 15 di oggi, è una vittoria per la democrazia, un risultato di buon auspicio per la consultazione nazionale del 12 e 13 giugno. Sono stati così smentiti quanti hanno provato a delegittimare lo strumento referendario affermandone l’inutilità legata alla presunta impossibilità di raggiungere il quorum. Oggi il risultato che arriva dalla Sardegna smentisce questi nemici della democrazia e del referendum. Così il WWF Italia commenta il raggiungimento del quorum per il referendum regionale in Sardegna sul nucleare.
Il dato che arriva dall’Isola – prosegue l’Associazione  – è la dimostrazione della voglia dei cittadini di riappropriarsi del diritto di decidere della tutela del proprio territorio all’insegna della sostenibilità ambientale e che, quando gliene viene data la possibilità, non si sottraggono al dovere di esprimersi su questioni così importanti, come il rischio che la propria terra possa ospitare centrali nucleari o siti di scorie radioattive.
E’ inoltre fondamentale che dai cittadini sardi sia arrivato un segnale di attenzione per il voto referendario, proprio  quando il Parlamento si appresta a discutere in aula l’art. 5 del decreto legge “omnibus”, proposto dal Governo, in cui si cerca di superare il quesito referendario nazionale, mantenendo però l’obiettivo di fondo del rilancio nucleare, al solo scopo di non far decidere gli italiani sul loro futuro e di eludere le garanzie costituzionali a tutela del referendum quale strumento tipico di esercizio della sovranità popolare. Per questo il WWF ribadisce con forza il proprio appello ai cittadini italiani affinchè il 12 e il 13 giugno si rechino numerosissimi alle urne per Votare Sì contro il nucleare e la privatizzazione dei servizi idrici.

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di  Andrea Palladino da Il Manifesto del 7 maggio 2011

Avevano promesso fulmini e tempesta per bloccare il referendum sull’acqua. Alla fine quello che è venuto dal governo è una pioggerellina, che di certo non potrà bloccare il voto del 12 e 13 giugno. Si chiama authority per l’acqua la mossa dei ministri Tremonti e Prestigiacomo, un organismo che dovrebbe ereditare le competenze della Commissione nazionale delle risorse idriche – Conviri – e inglobare almeno parte delle attività di vigilanza che oggi spetterebbero alle assemblee dei sindaci. Secondo il progetto del ministro dell’economia – il primo ad annunciare giovedì il parto dell’autority – si dovrebbe occupare sostanzialmente di prezzi e di modelli economici. Insomma, qualcosa che ricalca l’autorità per l’energia.
Cosa ha a che vedere tutto questo con i due referendum sull’acqua? Nulla, visto che i quesiti posti sono ben altri. Non incide su quella parte della legge Ronchi che si vuole abolire, essendo questa authority semplicemente il proseguimento del progetto di privatizzazione a tappe forzate del governo Berlusconi. Non cambia di una virgola la richiesta di eliminare il profitto garantito per legge per i gestori – secondo quesito referendario – e di certo non sembrano essere queste le intenzioni del governo sulla materia.
Per il comitato referendario 2 si per l’acqua bene comune l’intenzione del governo è quindi chiara: «Se il governo pensa di ostacolare il voto popolare sui referendum del prossimo 12-13 giugno con la normativa appena approvata mente sapendo di mentire per almeno due motivi: non può essere un Decreto Legge ad eliminare un referendum, come più volte sentenziato dalla Corte di Cassazione; un’Authority è un organismo inutile in quanto, essendo il servizio idrico un monopolio naturale, non vi è alcun mercato da regolare, non intacca forma e sostanza dei quesiti referendari che perseguono proprio l’uscita dell’acqua dal mercato e l’uscita dei profitti dall’acqua».
Il vero pericolo per il referendum è altro. Il silenzio che il governo cerca di imporre sui media controllati – primi fra tutti la Rai – è l’arma impropria che punta al boicottaggio del voto, sperando nel mancato raggiungimento del quorum. Dopo una forte pressione dei comitati, la vigilanza ha finalmente approvato il regolamento degli spazi informativi sui referendum. Ma con un trucco: entreranno in vigore solo quindici giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
La strategia del governo sui referendum era d’altronde già chiara nei mesi scorsi, quando venne bocciata la proposta di accorparli con il voto amministrativo dei prossimi giorni. Il risparmio, in quel caso, sarebbe stato di almeno trecento milioni di euro, e il raggiungimento del quorum estremamente probabile. Dopo l’incidente di Fukushima i grattacapi per il fronte antireferendario sono venuti dal quesito sul nucleare: pochi giorni dopo i sondaggi mostravano che ormai il quorum non era più un problema. L’ultima carta che il centrodestra sta tentando di giocare in questa ultima fase è di far passare l’informazione truffaldina che andare a votare è ormai inutile, visto che il programma nucleare è stato abolito e che sull’acqua c’è ormai una authority in grado di sistemare ogni problema. Due provvedimenti che mostrano il peso delle lobby industriali dell’energia e dei servizi idrici, disposte a tutto per non rinunciare alla conquista dei beni comuni.

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Incontro con il Prof. Alberto Lucarelli

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mercoledi 11 maggio

ore 21.00

Acqua, beni comuni: Un impegno per la democrazia

L’Associazione culturale Inchemondosiamo organizza una conferenza di cui sarà relatore il Prof. Alberto Lucarelli, Ordinario  di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II.

Lucarelli è uno degli estensori dei quesiti referendari, assieme ad altri giuristi molto noti quali Stefano Rodotà.  Ha collaborato col Forum dei Movimenti per l’acqua anche nella redazione della Legge di Iniziativa Popolare del 2007.  

Vi aspettiamo numerosi a Pescara presso la Sala Teatro dei Gesuiti in Via del Santuario 160

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