Comunicato Stampa Coord. “Salva l’Acqua” Abruzzo del 10 marzo 2010
Continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal Governo. Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera,  è stato infilato nel testo un emendamento che elimina   gli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali). Tutte le funzioni passeranno alle Regioni. La fine degli ATO porterà a una ulteriore esclusione dei Sindaci, quindi dei cittadini, dai luoghi di decisione.
Il 20 marzo a Roma ci sarà una grande manifestazione nazionale per bloccare le politiche di privatizzazione della gestione dell’acqua, per riaffermare il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne la gestione pubblica e partecipativa, per dire tutt* assieme” l’acqua fuori dal mercato”.

L’evento, organizzato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, vedrà l’adesione di centinaia di associazioni, comitati e organizzazioni politiche e sindacali provenienti da tutta Italia.  Ad oggi, dall’Abruzzo,  partiranno 10 pullman da tutte le principali città: Pescara, L’Aquila, Avezzano, Chieti, Vasto, Lanciano, Francavilla, Teramo, Giulianova.
Particolarmente attiva è la partecipazione  del mondo cattolico. I Movimenti  cattolici  hanno sottolineato in più occasioni gli aspetti inaccettabili anche da un punto di vista  teologico della riduzione a merce dei beni comuni. Soprattutto le Diocesi  sono molto attive nell’azione di sensibilizzazione dei fedeli su un tema così importante, sul quale ci sono già diversi pronunciamenti espliciti dell’Ufficio di Pastorale Sociale della Cei.
Dopo la manifestazione del 20 marzo inizierà la raccolta delle firme per la presentazione di un referendum che prevederà  l’abrogazione della norma che impone agli enti locali la privatizzazione del bene acqua.
Il 4 marzo il comitato direttivo dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) si è dichiarato a favore dell’Acqua dei Sindaci;  anche la Lega Autonomie nazionale.
Continua intanto la mobilitazione degli Amministratori abruzzesi contrari. I Comuni che hanno già modificato lo Statuto,   inserendo una specifica formulazione che definisce il Servizio Idrico Integrato (SII) “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”, sono: Bussi sul Tirino(Pe)- Manoppello(Pe)- Torre de’ Passeri(Pe)- Fossacesia(Ch) Citta S.Angelo Pe- Guardiagrele (Ch)- Palena (Ch)-  Taranta Peligna (Ch)- Pineto (Te) Loreto Aprutino (Pe)- Provincia de L’Aquila- Comune de L’Aquila; tanti altri stanno per farlo.

Chiediamo ai media di seguire con cura, in tutte le sue articolazioni, questa Campagna   fondamentale per la nostra democrazia.

Prenotazioni pullman :  vai a sezione INIZIATIVE

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Un emendamento al dl sugli enti locali cancella gli Ato. Uno dopo l’altro i sindaci, uomini e donne, vanno al microfono e raccontano la loro storia sull’acqua. Siamo a Roma, nel palazzo della Provincia, nella sala dedicata a Don di Liegro, un eroe dei nostri tempi. Di fronte è in corso la manifestazione regionale sugli abusi ambientali, veramente troppi. I sindaci che arrivano da tutta Italia hanno deciso di incontrarsi tra loro per stabilire le basi di un’associazione che serva per raccogliere una grande forza per promuovere e vincere un referendum che sventi la privatizzazione dell’acqua che il governo porta avanti. Il governo, mai come in questo caso comitato d’affari della borghesia o dei poteri finanziari che l’hanno conquistata.
L’ultima è di qualche giorno fa. Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera, si è infilato nel testo un emendamento che elimina con un tratto di penna gli Ato (ambiti territoriali ottimali) dell’acqua. L’iter della legge si concluderà al senato, ma l’esito è sicuro – un voto di fiducia, se serve – non si nega a nessuno. A portare all’assemblea dei sindaci questo ulteriore caso, un vero e proprio colpo di mano, è Corrado Oddi, che rappresenta il Forum dei movimenti. La fine degli Ato, spiega, porterà a un’ulteriore esclusione dei sindaci dai luoghi di decisione. Anche negli Ato i sindaci rappresentano la popolazione, il contropotere popolare. Si tratta di un altro passo verso la privatizzazione dell’acqua, la sua definitiva mercificazione. Le funzioni passeranno alle regioni. E le multinazionali convinceranno la politica che regioni tanto oberate dai debiti e strette dai patti di stabilità non potranno gestire un bene delicato come la rete di distribuzione. Diventerà ovvio, anzi gradito vendere al migliore offerente: le generose multinazionali dell’acqua, le società multifunzione emerse dalle fusioni tra le antiche, carissime, municipalizzate. Anche gli Ato, che nessuno considerava un baluardo del pubblico, lo diventano quando la legge parla in modo arrogante e chiaro. Nel giro di un anno «sono soppresse le autorità d’ambito territoriale… Decorso lo stesso termine ogni atto compiuto dalle Autorità d’ambito territoriale è da considerarsi nullo». Attraverso gli Ato, conclude Oddi, circa metà dell’acqua – 64 Ato – stanno per passare di mano. Tornare indietro sarà impossibile: nessuno mai avrà i soldi sufficienti per farlo.
Tutti i sindaci insistono sulla gestione democratica dell’acqua, sul fatto che l’acqua è di tutti, che occorre conoscerla e non sprecarla, non sporcarla. Intorno a un problema tanto sentito si organizza la società civile, si raggiungono le scuole, si preparano le future generazioni alla difesa dei beni comuni. E i sindaci siciliani insistono sul fatto di rappresentare ormai la volontà di 118 comuni nella sola provincia di Agrigento, un milione e centomila cittadini che oggi conoscono il problema per quello che veramente è.
Qualcuno osserva che «da loro» i politici locali sono latitanti e non solo quelli di destra. Neppure organizzando una manifestazione nei pressi della sede di Palazzo dei Normanni si sono fatti trovare. Parla il sindaco di Povegliano veronese, una giovane donna. Lega il tema dell’acqua ai problemi pratici. «Il patto di stabilità cui siamo sottoposti, essendo in settemila cittadini – il limite è cinquemila – ci impedisce di dare aule ai piccoli». Sarà difficile resistere, non cedere l’acqua e rinunciare al resto, pur così importante. Ma poi suggerisce a tutti i presenti un’altra riflessione, semplice, alta: «L’acqua è vita e la vita è uguale per tutti».
Parla Nichi Vendola in un video; non è una sorpresa che non sia presente. Tutti capiscono come siano giorni di fuoco per lui. Pure parla di acqua. «L’aquedotto pugliese, il più grande d’Europa, è un boccone preferito per il mondomarket» e intende il grande mercato un non luogo gigantesco, totale, nel quale tutto è merce, spesso merce inutile, come certe acque, ma è posta in vendita purché consenta un profitto. Non glielo lasceremo, promette. Difende l’acqua bene comune e altri beni comuni come la terra e la memoria. Tutti devono essere strappati alla «voracità», alla «volgarità» dell’attacco.
Non c’è una vera conclusione alla giornata dei sindaci dell’acqua. Hanno parlato in molti, si sono ritrovati e soprattutto conosciuti, hanno constatato di pensarla in un modo e di agire in modi magari differenti, seguendo esperienze e pratiche dei loro paesi e città. Bengasi Battisti, sindaco di Corchiano (Viterbo), fa il punto, verso la fine. «Il giorno 20 marzo, giornata mondiale dell’acqua, si svolgerà la manifestazione nazionale di Roma. Essa – aggiunge - servirà anche a lanciare la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell’acqua. Dovremo inoltre definire l’associazione che legherà i comuni, il forum dell’acqua, tutti insomma. E fondarla, ché viva, dal notaio». (da Il Manifesto del 7 marzo)

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Esperienze a confronto

Di admin | Archiviato in Iniziative, Senza categoria

Roma, 06 Marzo 2010 -
Ore 15.00 – 18.00
Sala Di Liegro – Palazzo della Provincia di Roma
(Palazzo Valentini, Via IV Novembre, 119/a)
Assemblea Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune
e la Gestione Pubblica del Servizio Idrico”

PROGRAMMA
Saluti:
Nicola Zingaretti – Presidente della Provincia di Roma

Relazione:
Danilo Bianchi – Sindaco di Anghiari (AR)

Dibattito nel corso del quale, tra gli altri, interverranno:
Nichi Vendola – Presidente della Regione Puglia
Silvestro Greco – (Assessore all’Ambiente e tutela delle acque Regione Calabria, Coordinatore della
Commissione Ambiente della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome)
Corrado Oddi – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Conclusioni:
Bengasi Battisti – Sindaco di Corchiano (VT)

Sono stati invitati il Presidente della Camera dei Deputati G. Fini e il Presidente del Senato della Repubblica
R. Schifani

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Il 20 marzo manifestiamo a Roma

Di admin | Archiviato in Iniziative, Notizie

Per la ripubblicizzazione dell’Acqua,
la tutela di Beni Comuni, Biodiversità e Clima,
la Democrazia Partecipativa

Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).   Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.
Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.
Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.
La perdurante crisi economica, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle  politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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ABRUZZO Si è tenuto ieri l’incontro tra regioni e rappresentanze sindacali per illustrare le Linee guida per il disegno di legge sulla riorganizzazione complessiva del servizio idrico integrato.

Erano presenti la Cgil, rappresentata da Stella Croce, Mimì D’Aurora e Domenico Balzani, Cisl rappresentata da Maurizio Spina e Uil da Francesco Salvi e Mauro Chiaranzelli.
Con questo incontro l’assessore Angelo Di Paolo ha avviato la fase di concertazione sulla riforma del sistema che proseguirà con una serie di incontri con gli altri portatori di interesse, a partire dai Comuni.
Mentre è all’esame del Consiglio regionale il disegno di legge cd “articolo unico”, necessario per consentire che l’attuale fase di commissariamento si concluda con la costituzione di un Unico Ente d’Ambito regionale (anziché con i 4 Enti d’Ambito provinciali previsti oggi per legge) e che i Comuni riprendano quanto prima il loro ruolo di programmazione e controllo, la Regione sta lavorando su un progetto di riforma organico.
I sindacati nell’esprimere in maniera unanime apprezzamento per i contenuti della riforma, hanno particolarmente apprezzato l’ipotesi del rafforzamento dei poteri controllo della Regione e dell’Ente d’Ambito sui gestori e la previsione di sistematici poteri sostitutivi in capo alla Regione nei casi di inerzia e di inadempimento degli obblighi sia da parte dei gestori che dei Comuni e dello stesso Ente d’Ambito.
Hanno però auspicato che la riforma si ponga come obiettivo anche l’unicità della gestione. L’accorpamento delle Società di gestione è stato indicato dalle organizzazioni sindacali come perseguimento di quella massa critica necessaria per rendere questo settore industriale produttivo e competitivo e, pertanto, meno oneroso per il cittadino.
L’assessore Di Paolo ha ribadito che «solo attraverso una seria consapevolezza e condivisione di intenti si possono raggiungere i traguardi previsti nei tempi brevissimi che la situazione ci impone. Pertanto non posso che essere soddisfatto dell’importante assenso dei sindacati sui principi generali della riforma».
L’assessore ha altresì precisato di essere «sostenitore della gestione pubblica dell’acqua, ma questa è perseguibile solo se le società pubbliche che gestiscono il Sistema Idrico Integrato si adegueranno ai requisiti dell’in house come richiesto dalla normativa statale e comunitaria, questa è la condizione per poter derogare all’obbligo della gara per la gestione del servizio che aprirebbe la strada alla gestione dei privati».

«Purtroppo», ha aggiunto l’assessore, «oggi in Abruzzo quasi tutte le gestioni pubbliche sono prive di tali requisiti. E’ in itinere un grande sforzo di sollecitazione e indirizzo da parte della gestione commissariale degli Enti D’Ambito, ma non tutti i soggetti gestori hanno ben inteso quali siano gli inderogabili adeguamenti che devono porre in essere. Entro quest’anno dobbiamo pervenire ad una situazione di omogeneità e normalità amministrativa per il settore che ci consentirà di proporre con forza – nel rispetto di indirizzi comunitari e di leggi dello Stato – il modello di gestione pubblica come il più legittimo ad operare». Primadanoi 29-01-2010

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Anche in Abruzzo, come nel resto d’Italia, continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal governo in carica con l’approvazione del Decreto Ronchi lo scorso novembre.

Ricordiamo che il decreto definisce l’acqua un servizio a rilevanza economica e prevede l’obbligo di affidarne la gestione ai privati. Tale provvedimento sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, alle grandi multinazionali. Gli effetti della privatizzazione sono ormai noti: crescita incontrollata delle tariffe (ad Arezzo, ad Aprilia e in altri comuni le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche colabrodo.

I segnali di resistenza che provengono dalla società civile e dalle realtà locali sono però  incoraggianti. La regione Abruzzo ha approvato un emendamento  al Dpfer che impegna il Governo regionale a preservare il carattere pubblico dell’acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico deve ritenersi “privo di rilevanza economica”. Ora ci aspettiamo che la Giunta regionale faccia seguito al pronunciamento presentando ricorso alla Corte Costituzionale (come hanno già fatto quattro regioni italiane).

Molti comuni italiani e abruzzesi intanto stanno avviando l’iter per inserire nei propri Statuti un articolo che definisca il Servizio Idrico Integrato “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”. A Pescara, Teramo, L’Aquila, e in molte altre grandi città è già stata presentata la proposta di modifica degli statuti comunali; in alcuni addirittura la delibera è già in discussione e sta per essere approvata la modifica. Le amministrazioni comunali stanno reagendo con fermezza all’arroganza del governo che vorrebbe imporre loro la privatizzazione di un bene come l’acqua. L’intervento del Segretario della Camera del Lavoro di Pescara, Paolo Castellucci ha rimarcato anche l’interesse dei lavoratori a difendere il servizio idrico contro le esternalizzazioni privatizzatrici  per garantire quel nesso inscindibile tra qualità del lavoro e qualità del servizio che solo una gestione pubblica può valorizzare a pieno.

Il 20 marzo è stata convocata una grande manifestazione nazionale a Roma a sostegno di tutte le iniziative messe in campo contro la privatizzazione dell’acqua. Il 20 marzo sarà anche la data di avvio della campagna referendaria che mobiliterà milioni di persone in tutta Italia.

Intanto il prossimo fine settimana (23 e 24 gennaio) in decine di località abruzzesi abbiamo organizzato banchetti informativi dove si raccoglieranno le firme a sostegno delle delibere di modifica degli Statuti comunali.  Saremo a Pescara, Chieti, Teramo, Sulmona, Vasto, Montesilvano, Francavilla, Giulianova e in molti altri comuni della regione.

Per questa Campagna stiamo utilizzando il sito nonlasciamolifare.org con cui, provocatoriamente, abbiamo “partecipato” alle Elezioni politiche regionali del 2008. Il sito è a disposizione dei cittadini per seguire l’andamento della campagna nazionale e per partecipare alle iniziative locali. È un supporto utile agli amministratori che intendono portare questa battaglia nelle istituzioni locali.

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Il 9 gennaio a Napoli si è svolta la riunione sulla strategia del movimento per l’acqua per l’anno appena iniziato. Si è provato a delineare un percorso comune che colleghi tutte le campagne in corso a livello territoriale (  modifica degli statuti comunali, iniziativa sui 64 Ato con affidamenti a società a totale capitale pubblico)  con i prossimi appuntamenti di livello nazionale (scaturiti dalla campagna “Salva l’Acqua!” dello scorso autunno) : la manifestazione nazionale del 20 marzo e l’avvio del referendum.

L’insieme degli interventi ha condiviso l’idea che quello che si è aperto possa divenire un anno di importante mobilitazione territoriale e nazionale sul tema dell’acqua, fino a pensare di definirlo anche in termini comunicativi come tale: per l’insieme del movimento il 2010 sarà dunque “l’anno dell’acqua”, ovvero l’anno in cui con il combinato disposto delle iniziative nei territori e dei forti e importanti appuntamenti nazionali, si punterà a sconfiggere la strategia privatizzatrice del governo e a creare le condizioni per un’inversione di rotta.

In altre parole, provando a trasformare quella che, attraverso la campagna “Salva l’Acqua!” si è dimostrata una vittoria culturale – se 20 anni fa le privatizzazioni venivano apertamente rivendicate, ora anche chi privatizza deve negare e giocare in difesa – in una vittoria politica che modifichi concretamente il quadro normativo del Paese.

In questo senso, la manifestazione nazionale del 20 marzo prossimo è stata da tutti considerata come un appuntamento di grande importanza, sia come elemento di forte visibilità nazionale del movimento per l’acqua, sia come ulteriore elemento propulsivo per tutte le iniziative da mettere in campo nel corso dell’anno.

Tanto più dopo il fallimento del vertice di Copenaghen, c’è la necessità di una forte iniziativa dal basso e di una connessione fra esperienze diverse che lottano sui medesmi temi; la decisione comunemente presa è di lanciare per il 20 marzo una grande manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la difesa dei beni comuni e dell’ambiente e per la giustizia climatica.

Il secondo importante punto affrontato è stato quello del referendum. Dopo un breve aggiornamento sugli incontri bilaterali sinora avuti con i soggetti che, a vario titolo, si sono pronunciati per l’avvio della campagna referendaria (associazioni di consumatori, SeL, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, IdV), la discussione è stata approfondita e a tutto campo. L’insieme degli interventi ha contribuito a delineare, non tanto se intraprendere o meno la strada del referendum, quanto su come intraprenderla, con quali contenuti e quali obiettivi.

Infatti, pur con la consapevolezza di un percorso intrinsecamente difficile e che richiederà una forte capacità di iniziativa e una grande profusione di energie individuali e collettive, il referendum è stato considerato da tutti gli intervenuti come un’importante opportunità per un’inversione di rotta nelle politiche sull’acqua e come una altrettanto importante possibilità di riappropriazione della d emocrazia, attraverso il pronunciamento sull’acqua dell’intero Paese.

In questa direzione, e anche in previsione della prima riunione con i soggetti sotto indicati, fissata per lunedì 11 gennaio, la discussione ha indicato tre elementi sui quali la delegazione che parteciperà dovrà impostare il confronto con questi primi soggetti interessati ad intraprendere la strada del referendum.

Il primo elemento riguarda i tempi . Infatti  per votare nella primavera del 2011, la raccolta delle firme – 500.000 in tre mesi – deve essere completata entro la fine di settembre di quest’anno. Anche per poter predisporre adeguatamente la diffusa e capillare organizzazione territoriale della campagna, il Forum italiano dei movimenti dell’acqua proporrà che l’avvio della campagna coincida con la manifestazione nazionale del 20 marzo.

Il secondo elemento riguarda il comitato promotore. Proprio perché l’acqua è un tema trasversale, sul quale le singole persone possono decidere indipendentemente dalle appartenenze partitiche, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua proporrà che la promozione dell’iniziativa sia costruita a geometria variabile (sulla falsariga di quanto già fatto per la legge d’iniziativa popolare), ovvero con un comitato promotore composto dal Forum e dagli altri soggetti associativi esterni allo stesso e con un comitato di sostegno composto dalle forze politiche.  Andrà inoltre definita la partecipazione degli enti locali che sostengono il referendum.

Il terzo elemento riguarda i quesiti. Su questo, dopo aver analizzato la sostanziale inutilità e la probabile non ammissibilità del quesito già depositato dall’IdV (lascia inalterato il quadro normativo, aggiungendo elementi di confusione legislativa), la discussione ha condiviso la necessità che il contesto da costruire sia quello della più ampia aggregazione possibile di forze da mettere in campo e nel contempo che porti, in caso di vittoria, ad effettivi e concreti cambiamenti normativi, che consentano alla lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua di fare un balzo in avanti.

In questo senso, si è deciso che la proposta in merito ai quesiti che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua farà sarà quella di tre quesiti : uno per l’abrogazione dell’art. 23bis, così come modificato dall’art.15; uno per l’abrogazione dell’art. 150 del Decreto Ambientale n. 152; uno per l’abrogazione, sempre nel Decreto Ambientale n. 152, all’art. 154 delle parole relative all’ “adeguata remunerazione del capitale investito” inserite nella definizione del sistema tariffario.

E’ stato sottolineato da più parti come la necessità di proporre quesiti più incisivi sia dovuta non solo all’ovvio attestarsi sui contenuti che il movimento ha sinora portato avanti (in particolare con la legge d’iniziativa popolare) ma anche ad una concretissima necessità di stimolare la mobilitazione di tutte e tutti sull’intero territorio nazionale. Attestarsi sulla proposta minima di abrogazione del solo art. 23bis, significherebbe chiedere a più del 50% della popolazione italiana – e alla stragrande maggioranza dei comitati territoriali in campo – di produrre una mobilitazione straordinaria senza ottenere alcun effetto concreto, se non di tipo culturale, nel proprio territorio.

In merito ai tre elementi sopra esposti, la riunione ha dato un mandato più che esplorativo alla delegazione che parteciperà all’incontro dell’11 gennaio, definendo in particolare, laddove ve ne fosse la necessità, una possibilità di mediazione immediata sulla questione dei tempi e del comitato promotore; mentre per quanto riguarda i quesiti, in caso di difficoltà nel confronto, la delegazione dovrà riconvocare in forma straordinaria il Coordinamento nazionale del Forum.

Ovviamente, andremo al confronto sulla base di quest’impostazione, sufficientemente forti delle nostre ragioni, ma anche disponibili a misurarci con le questioni poste dai nostri interlocutori, con l’obiettivo di arrivare ad una condivisione ampia del profilo di fondo dell’iniziativa referendaria e del suo percorso.

La riunione si è conclusa aggiornandosi con tempi che verranno definiti dall’esito dell’incontro di lunedi 11 gennaio.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Presenti : Comitato Umbro Acqua Pubblica, Lavoratore Arin, Abruzzo Social Forum, Comitato S. Giorgi, Comitato Cittadino San Giorgio a Cremano, Diocesi di Termoli-Larino, Comitato Acqua Pubblica Torino, Comitato Acqua Pubblica Napoli, Libera Gruppo Abele, Fp Cgil, Federconsumatori Nazionale, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Coordinamento Ptrovinciale Acqua Pubblica Frosinone, Comitato Italiano Contratto Mondiale per l’Acqua, Comitato Acqua Pubblica Aprilia – Latina, Associazione LibLab, Forum Bergamasco dei Movimenti per l’Acqua, Rete Lilliput Caserta, Coordinamento Regionale Campano per la Gestione Pubblica dell’Acqua, Attac Italia, Comitato Marigliano, Cittadini Invisibili? No, grazie, Comitato Castellammare di Stabia, Comitato di Nola, Comitato S. Antonio Abate, Meetup Napoli, Comitato Sarno, Comitato S. Sebastiano-Portici, Ingegneria Senza Frontiere Napoli, Segreteria Operativa.

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Il Consiglio Regionale della Regione Abruzzo, su proposta dei  Consiglieri Regionali Carlo Costantini (Idv) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), ha approvato all’unanimità un emendamento al documento di programmazione economico finanziario della Regione ( Dpfer) che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’ acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico debba ritenersi privo di rilevanza economica.

I cittadini abruzzesi sono particolarmente sensibili al tema della lotta contro la privatizzazione del servizio idrico integrato (acquedotti, reti fognarie, depuratori). In questi anni sono state numerose le manifestazioni organizzate per impedire la mercificazione dell’acqua e chiedere una gestione pubblica efficiente e trasparente. Ben 13.000 abruzzesi avevano firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’acqua pubblica promossa dalle associazioni e dai movimenti.

Per questo come mondo associativo e di movimento siamo oggi soddisfatti delle determinazioni del Consiglio Regionale. Aver condotto con determinazione una battaglia di civiltà per la vita dei cittadini e delle future generazioni ci spinge a continuare ad impegnarci per la difesa dei beni comuni e del nostro Abruzzo.

Vogliamo sottolineare l’impegno dei promotori e degli estensori dell’emendamento e ciò conferma la possibilità di costruire importanti unità e convergenze utili al fine della difesa non tanto dei propri convincimenti politici ma di un bene comune dell’umanità quale è il bene acqua.

Ringraziamo l’intero Consiglio Regionale ed il Presidente della Regione Abruzzo per aver ascoltato le legittime ragioni dei cittadini abruzzesi che in questi anni hanno difeso l’acqua da privatizzazioni, da cattive ed irresponsabili pratiche di gestione, da inquinamenti e spreco.

Ora bisogna tradurre in pratica amministrativa le indicazioni politiche che provengono dal Consiglio Regionale perché purtroppo rimangono in vigore norme nazionali che potrebbero vanificare gli sforzi a livello regionale.

E’ quindi necessario continuare la mobilitazione affinchè:

-il Presidente della Regione faccia ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Governativo 115 per contrastare la privatizzazione anche in campo nazionale;

- negli statuti comunali e provinciali venga scritto che l’acqua è un diritto umano e che  i servizi idrici sono privi di rilevanza economica ;

– si arrivi ad un assetto di governo dell’acqua regionale coerente con l’emendamento approvato nel quale sia garantita la partecipazione cittadina ed associativa come chiediamo da anni per costruire una gestione veramente pubblica, trasparente ed efficiente.

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