Sezione 'Notizie'

“Un po’ di fresco”

martedì, luglio 20th, 2010

di Massimo Gramellini (La Stampa 20-7-2010)

Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei maggiori partiti  e dei media, che all’argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra,la battaglia per l’acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l’ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti.

A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l’acqua è vita,e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l’apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l’idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l’orticello del proprio clan, piace sperare che quest’alluvione di firme per «l’acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione.

Un milione di firme. Per l’acqua e la democrazia

venerdì, luglio 9th, 2010

In soli 50 giorni un milione di donne e di uomini hanno firmato i tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
Un risultato straordinario, ottenuto da una grande coalizione sociale promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dal capillare e reticolare impegno di migliaia di comitati sorti in tutto il Paese.
Senza padrini politici, senza grandi finanziatori, nel più completo silenzio dei più “importanti” mass media.
Qualcosa sta succedendo in questo Paese. Una nuova narrazione sociale sui beni comuni, frutto di un decennio di sensibilizzazione e di mobilitazione sociale, è emersa, dimostrando come su questo tema abbiamo già vinto culturalmente.
Basta vedere le scomposte reazioni dei fautori delle privatizzazioni – Governo, Confindustria e Federutility in primis – i quali, se soli pochi anni addietro potevano rivendicare apertamente il dogma del “privato è bello” sono oggi costretti a giocare in difesa, a negare di voler privatizzare, a diffondere cortine fumogene sul pericolo referendario.
Consapevoli di aver perso il consenso, faticano tuttavia a rendersi conto di come dietro a questa straordinaria mobilitazione popolare ci sia molto di più.
Perché il milione di donne e di uomini che hanno sottoscritto i referendum forse non hanno ancora interamente acquisito tutta la complessità del tema acqua e privatizzazioni, ma nel loro incedere a testa alta verso i banchetti hanno dimostrato una forte consapevolezza sulla posta in gioco: mettere uno “stop” all’ideologia del mercato come unico regolatore sociale e invertire la rotta, riappropriandosi dell’acqua e dei beni comuni, che solo una democrazia partecipata e condivisa può gestire a finalità sociali.
Quel milione di donne e di uomini sono un nuovo anticorpo sociale che parla all’intero Paese e alla crisi economica, ambientale e di democrazia che lo attanaglia.
Dice a chiare lettere che gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro, la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, la demolizione della Costituzione e della democrazia non sono uno scenario ineluttabile, bensì il frutto di scelte politiche ancora una volta dettate da questo governo e dagli interessi dei grandi poteri economici-finanziari.
Quel milione di donne e di uomini sta indicando un’altra direzione: dalla crisi si esce attraverso la redistribuzione del reddito verso il lavoro e i ceti più deboli e attraverso l’appropriazione sociale di ciò che ci appartiene, a partire del bene più essenziale di tutti, l’acqua. Dalla crisi si esce attraverso un nuovo ruolo del pubblico e della democrazia, che devono essere fondati sulla partecipazione popolare.
In questi mesi, con quest’esperienza, si è costruito uno straordinario laboratorio sociale.
Ma sappiamo che è solo il primo passo. Perché dalla vittoria culturale si passi alla vittoria politica, occorrerà, entro la prossima primavera, trasformare questo milione di firmatari in almeno 25 milioni di votanti.
Sarà un percorso difficile ed entusiasmante; avrà bisogno di tutte le donne e gli uomini che vogliono liberare l’acqua, rifondare la democrazia, redistribuire la speranza.
Oggi possiamo intraprenderlo con nuova fiducia, tutti insieme.

Marco Bersani- Attac Italia/Forum Italiano Movimenti per l’Acqua
Cristiano Oddi-FP CGIL /Forum Italiano Movimenti per l’Acqua

Acqua pubblica : un tema molto sentito dai cittadini

martedì, maggio 4th, 2010

La seconda settimana di raccolta delle firme contro la privatizzazione dell’acqua conferma  che  il tema è molto sentito dalla popolazione- 4039 firme in Abruzzo raccolte sabato 1 maggio nelle numerose iniziative organizzate  per la festa dei lavoratori, e domenica 2 maggio- 7122 firme il totale per l’Abruzzo ad oggi. E’ in costante aumento il numero di cittadine e cittadini che si mettono a disposizione del movimento perché vogliono che sull’acqua nessuno faccia profitti.

Pescara con oltre 1200 firme, raccolte in questi ultimi due giorni, si riconferma come la città con il maggior numero di sottoscrizioni . Altri dati significativi vengono da Chieti 280 firme, 250 Sulmona e Vasto, 400 raccolte in Val Pescara, 200 a L’Aquila, 300 nella Marsica, più di 400 nei comuni della costa teramana,  200 nel comune di Paglieta.

Un po’ di confusione si è creata in alcune piazze dove, di fronte ai nostri stand, sono comparsi i gazebo dell’Italia dei Valori, partiti il primo maggio con la raccolta firme su tre quesiti referendari tra cui quello dell’acqua. Molti cittadini si sono fermati perplessi a chiedere spiegazioni, visto che lo slogan usato dal partito di Di Pietro era lo stesso del Movimento  “una firma contro la privatizzazione dell’acqua”.
Quesito presentato un mese fa dal partito dell’onorevole Di Pietro dopo una rottura  plateale con il Forum dei Movimenti per l’Acqua per ragioni di semplice ed evidente strumentalità politica, per crearsi solo un consenso nell’immediato senza preoccuparsi minimamente di vincere la battaglia referendaria.
Ci preme comunque chiarire che il referendum dell’Italia dei Valori chiede  unicamente di abrogare l’art.15 della legge Ronchi, che “impone” l’ingresso dei privati nella gestione del servizio idrico, ma lascia  inalterato il quadro di mercificazione dell’acqua,  mantenendo la possibilità per i comuni di scegliere tra diverse soluzioni, compresa quella di affidare la gestione alle Società per Azioni.
Perchè l’acqua sia veramente pubblica e partecipata non si può che sottoscrivere i tre quesiti proposti dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica.

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Ad Aprilia l’acqua torna Pubblica!

domenica, aprile 25th, 2010

Alla fine la festa è arrivata, con un applauso lungo, emozionato, intenso. Nella sala del consiglio comunale di Aprilia qualcuno si è portato le mani al volto, chiudendo gli occhi, riguardando per un secondo cinque anni di lotte dure contro una delle multinazionali più potenti d’Europa, la Veolia. Davide ha fatto centro, Golia è ora steso a terra.
La delibera che chiede ad Acqualatina di restituire gli acquedotti è passata a larga maggioranza nel consiglio comunale di Aprilia, con 22 sì e appena 4 no, venuti tutti dal Pdl. Ora l’Ato 4 avrà sessanta giorni di tempo per adeguare il contratto – tecnicamente si chiama convenzione di gestione – con la società per azioni partecipata dalla multinazionale francese Veolia a principi più equi, ridando il potere ai comuni. Una scelta di fatto impossibile, visto che non è stata mai adottata dal 2002 ad oggi, accogliendo i diktat misti pubblico privati, firmati Pdl e Veolia. E alla fine dei due mesi, i primi di luglio, Acqualatina dovrà porre la parola fine alle tariffe altissime, alle pattuglie con vigilantes armati che girano alla ricerca di contatori da sigillare, al muso duro da mostrare di fronte a settemila famiglie che, legittimamente, non hanno mai riconosciuto la gestione privata. È una vera festa di liberazione la scelta di Aprilia, che apre, anche simbolicamente, l’avvio della campagna referendaria per l’acqua pubblica. È ormai notte ad Aprilia e la festa è rimandata. Meglio aspettare ora le mosse della società, meglio tornare nelle stanze del comitato, dove sui tavoli aumentano i ricorsi dei cittadini, alla ricerca di giustizia sul bene più vitale per l’uomo.
A Latina Fiori, negli uffici della società dove siedono il senatore Fazzone e il francese Romano, mandato da Parigi a dirigere la gestione dell’acqua nella provincia, si affilano le armi per contrastare la seconda sconfitta del modello francese di gestione privata dei beni comuni in Europa in meno di un anno. Prima Parigi, che non ha rinnovato la convenzione con Suez e Veolia. Orain Italia Aprilia, che già sta pensando a quanto conveniente sarà per il comune gestire in proprio le risorse idriche. Acqualatina per la società francese rappresenta solo un piccolo puntino nel gigantesco fatturato, che in Italia si alimenta con gestioni milionarie come quella siciliana e calabrese. Ma il management sa che l’effetto domino è dietro l’angolo.
Esce sconfitto anche il Pdl, che nel consiglio di amministrazione ha messo uomini strategici. Il momento è poi pessimo, dopo la rottura tra la componente finiana e gli ex Forza Italia, alla vigilia della nomina della giunta regionale. A Latina, dunque, tutti sanno che il laboratorio Aprilia spalanca una porta, diventa un modello per i tantissimi comuni del sud pontino. Cosa diranno, ora, i sindaci di Terracina, di Formia, di Minturno, di San Felice al Circeo a chi non riesce più a pagare le bollette dell’acqua, dopo la festa d’Aprilia? E quanto peserà nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale del capoluogo, appena caduto dopo le dimissioni dei consiglieri ex Forza Italia?
È un laboratorio anche per la sinistra e per il Pd la scelta di Aprilia. I democratici che siedono in consiglio comunale – ma non in giunta, dopo aver perso le elezioni dello scorso anno – hanno votato con convinzione la delibera che manda a casa Acqualatina. «Dobbiamo iniziare a non accettare le scelte delle segreterie provinciali e nazionali – ha spiegato Vincenzo Giovannini del Pd – dobbiamo ritornare ad ascoltare la persone. Altrimenti potremo solo perdere i voti». Una scelta sorprendente – e positiva – che mostra come all’interno dei democratici i malumori siano forti, ormai inarrestabili. Se a livello nazionale il partito di Bersani sul tema è quanto meno ambiguo, tanto che ieri lo stesso segretario ha annunciato l’avvio di una raccolta firme in concomitanza con quella dei referendum ma sostanzialmente alternativa, è nei territori che sta iniziando a cambiare la direzione del vento.
I vincitori, alla fine, sono loro, le settemila famiglie di Aprilia che per cinque anni sono rimaste ferme nella contestazione radicale della gestione privata. Acqualatina ha tentato in tutte le maniere di rompere il fronte: prima offrendo una moratoria, con sconti in cambio del riconoscimento del gestore privato. Poi con il pugno duro, mandando i tecnici e i vigilantes a ridurre la pressione dell’acqua a chi continuava a pagare al Comune di Aprilia ed affidando ad Equitalia la riscossione forzata. Hanno cercato di isolare il più possibile politicamente le famiglie, in maniera trasversale. La prima risposta è arrivata lo scorso anno, quando nelle elezioni comunali hanno vinto, contro ogni previsione, un gruppo di liste civiche, bocciando i candidati sindaci della politica tradizionale del Pdl, dell’Udc e del Pd. E mercoledì, nell’aula del consiglio comunale, l’applauso finale era liberatorio, emozionato, intenso.
Che accadrà ora? C’è un percorso legale e tecnico, visto che la resistenza della società viene data per scontata. Il comitato acqua pubblica continuerà ad assistere le migliaia di famiglie e, c’è da esserne sicuri, le contestazioni aumenteranno già nei prossimi giorni, in attesa del ritorno della gestione in casa comunale. «Dopo il vostro titolo Festa d’Aprilia – raccontano dal comitato – in tanti si sono precipitati da noi, vogliono tutti pagare al Comune ora». Nella sede della Pro loco, dove funziona lo sportello per la contestazione delle bollette, spiegano anche come proprio il lavoro del comitato sarà la base di partenza per la futura gestione comunale. Hanno accumulato conoscenza, conoscono una per una le settemila famiglie che hanno assistito per cinque anni, sanno riconoscere subito chi è in difficoltà, chi ha una pensione sociale tale da impedire di pagare un bene vitale come l’acqua. C’è umanità dietro i numeri giganteschi che hanno gestito e questo è il volto vero del movimento dell’acqua pubblica.
La vittoria di Aprilia inevitabilmente avrà un riflesso nazionale. Mostra alle centinaia di comitati locali e a milioni di persone che oggi in Italia vivono la privatizzazione dell’acqua che cambiare rotta è possibile. Non è solo una questione di prezzo, di bollette salate, ma spesso di giustizia. La spinta che viene da Aprilia va al di là della convenienza, è l’espressione di una voglia di partecipazione dal basso in via di germogliazione. Dunque la sinistra non potrà più chiudere gli occhi, cercare accordi trasversali o appoggiare scelte ibride e opache come il modello pubblico privato, nato negli anni ‘90, nell’Italia di tangentopoli. E’ una sfida soprattutto per il Pd, con una base e un territorio in fibrillazione, con militanti pronti a scendere fianco a fianco a quel movimento un po’ strano e incontrollabile che chiede acqua e democrazia. E che nei territori inizia a vincere (dal Manifesto del 23 aprile 2010)

IDV rompe con il Forum Italiano Acqua

giovedì, aprile 22nd, 2010

Alla vigilia dell’inizio della raccolta firme, le posizioni con l’Idv rimangono distanti. La Fds fa invece un passo indietro: «Referendum unico, ritiriamo i quesiti sull’art.18». Intanto Forza Nuova prova a infiltrarsi nel movimento: «Aderiamo anche noi». Ma viene respinta. Il ministro Ronchi vuole un’Autorità di garanzia.

Finisce con un nulla di fatto l’incontro tra il Forum italiano dei movimenti e l’Idv, che ha confermato l’intenzione di raccogliere le firme in proprio sui temi dell’acqua, del nucleare e del legittimo impedimento. La Federazione della sinistra ha invece accolto – dopo un incontro tra il Forum e Ferrero – l’invito a concentrarsi sui tre quesiti per l’acqua pubblica, evitando di proporre altri referendum sul tema del lavoro. E un invito all’Idv a rivedere in extremis la posizioni è venuto proprio dalla Federazione della sinistra, che con Sel, Sinistra critica e Verdi, sostiene i quesiti dei movimenti.

Il confronto con Antonio Di Pietro è dunque arrivato alla conclusione, salvo ripensamenti ritenuti da molti improbabili. Il quesito referendario che il marzo scorso l’Idv ha presentato in Cassazione in realtà sul tema della gestione privata è estremamente ambiguo, mantenendo la possibilità per i comuni di scegliere tra diverse soluzioni, non esclusa quella della gestione affidata alle Spa. E mentre Di Pietro esce di scena, nella discussione sull’acqua pubblica si affacciano i fascisti di Forza Nuova. Ieri a Latina hanno diffuso un comunicato di “sostegno” alla campagna referendaria, mentre in molte città i circoli forzanovisti stanno facendo pressione per cercare di accreditarsi all’interno del Forum. La risposta è stata immediata e secca: «Il Comitato Promotore – si legge sul comunicato del Forum – intende ribadire che la lotta per l’acqua come bene comune e diritto umano universale è parte di una concezione del mondo e della società che, pur nella diversità delle esperienze che la promuovono, nasce da valori comuni che fanno dell’antifascismo, dell’antirazzismo e della solidarietà fra i popoli e le persone il proprio elemento costituente». La lotta per l’acqua pubblica, spiegano dai tanti comitati italiani, non può essere scissa dai valori democratici e costituzionali, con l’evidente esclusione dell’estrema destra.

Il governo, intanto, sta avviando la campagna per difendere la scelta della privatizzazione, venuta con l’approvazione della legge Ronchi alla fine dello scorso anno. Durante un convegno della Cisl – sindacato che difende la scelta governativa – è stato lo stesso ministro Andrea Ronchi a garantire «l’abbassamento delle tariffe e l’innalzamento della qualità». Per poter vigilare sui contratti di concessione, Ronchi ha poi spiegato che «serve una autorità indipendente, sul modello di quella per l’Energia, e che possa anche emettere sanzioni». Corrado Oddi, del coordinamento del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, ha ribattuto subito alle dichiarazioni del ministro: «Come può essere credibile un governo che parla di autority e di controlli, quando solo negli ultimi sei mesi ha abolito gli Ato – ovvero le conferenze dei sindaci che avevano il ruolo del controllo istituzionale delle gestioni – e depotenziato il Coviri, il comitato che si occupava proprio di vigilanza?». In Europa un modello simile a quello proposto da Ronchi già esiste, ed è quello inglese. «In Gran Bretagna – ha continuato Oddi – dove la gestione è privata ed esiste una authority con poteri molto forti, le tariffe sono aumentate, tanto da avere il record della morosità per le bollette dell’acqua, con punte, in alcune zone, del 15%, un vero record». La presenza dell’authority in Inghilterra non ha poi garantito gli investimenti, come sostiene invece il ministro Ronchi, non risolvendo il nodo centrale degli interventi sugli acquedotti. «Serve poi spiegare – ha concluso Oddi – come farà una authority a fronteggiare le multinazionali che vorranno gestire le risorse idriche».(dal Manifesto del 21-4-2010)

Finchè c’è lotta c’è speranza

domenica, marzo 21st, 2010

Foto Lory Di Paola

Il 20 marzo manifestiamo a Roma

lunedì, febbraio 8th, 2010

Per la ripubblicizzazione dell’Acqua,
la tutela di Beni Comuni, Biodiversità e Clima,
la Democrazia Partecipativa

Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).   Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.
La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.
Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.
Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.
La perdurante crisi economica, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle  politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Riorganizzazione servizio idrico: la Regione incontra i sindacati

domenica, gennaio 31st, 2010

ABRUZZO Si è tenuto ieri l’incontro tra regioni e rappresentanze sindacali per illustrare le Linee guida per il disegno di legge sulla riorganizzazione complessiva del servizio idrico integrato.

Erano presenti la Cgil, rappresentata da Stella Croce, Mimì D’Aurora e Domenico Balzani, Cisl rappresentata da Maurizio Spina e Uil da Francesco Salvi e Mauro Chiaranzelli.
Con questo incontro l’assessore Angelo Di Paolo ha avviato la fase di concertazione sulla riforma del sistema che proseguirà con una serie di incontri con gli altri portatori di interesse, a partire dai Comuni.
Mentre è all’esame del Consiglio regionale il disegno di legge cd “articolo unico”, necessario per consentire che l’attuale fase di commissariamento si concluda con la costituzione di un Unico Ente d’Ambito regionale (anziché con i 4 Enti d’Ambito provinciali previsti oggi per legge) e che i Comuni riprendano quanto prima il loro ruolo di programmazione e controllo, la Regione sta lavorando su un progetto di riforma organico.
I sindacati nell’esprimere in maniera unanime apprezzamento per i contenuti della riforma, hanno particolarmente apprezzato l’ipotesi del rafforzamento dei poteri controllo della Regione e dell’Ente d’Ambito sui gestori e la previsione di sistematici poteri sostitutivi in capo alla Regione nei casi di inerzia e di inadempimento degli obblighi sia da parte dei gestori che dei Comuni e dello stesso Ente d’Ambito.
Hanno però auspicato che la riforma si ponga come obiettivo anche l’unicità della gestione. L’accorpamento delle Società di gestione è stato indicato dalle organizzazioni sindacali come perseguimento di quella massa critica necessaria per rendere questo settore industriale produttivo e competitivo e, pertanto, meno oneroso per il cittadino.
L’assessore Di Paolo ha ribadito che «solo attraverso una seria consapevolezza e condivisione di intenti si possono raggiungere i traguardi previsti nei tempi brevissimi che la situazione ci impone. Pertanto non posso che essere soddisfatto dell’importante assenso dei sindacati sui principi generali della riforma».
L’assessore ha altresì precisato di essere «sostenitore della gestione pubblica dell’acqua, ma questa è perseguibile solo se le società pubbliche che gestiscono il Sistema Idrico Integrato si adegueranno ai requisiti dell’in house come richiesto dalla normativa statale e comunitaria, questa è la condizione per poter derogare all’obbligo della gara per la gestione del servizio che aprirebbe la strada alla gestione dei privati».

«Purtroppo», ha aggiunto l’assessore, «oggi in Abruzzo quasi tutte le gestioni pubbliche sono prive di tali requisiti. E’ in itinere un grande sforzo di sollecitazione e indirizzo da parte della gestione commissariale degli Enti D’Ambito, ma non tutti i soggetti gestori hanno ben inteso quali siano gli inderogabili adeguamenti che devono porre in essere. Entro quest’anno dobbiamo pervenire ad una situazione di omogeneità e normalità amministrativa per il settore che ci consentirà di proporre con forza – nel rispetto di indirizzi comunitari e di leggi dello Stato – il modello di gestione pubblica come il più legittimo ad operare». Primadanoi 29-01-2010

Report riunione coordinamento nazionale Forum Acqua

sabato, gennaio 16th, 2010

Il 9 gennaio a Napoli si è svolta la riunione sulla strategia del movimento per l’acqua per l’anno appena iniziato. Si è provato a delineare un percorso comune che colleghi tutte le campagne in corso a livello territoriale (  modifica degli statuti comunali, iniziativa sui 64 Ato con affidamenti a società a totale capitale pubblico)  con i prossimi appuntamenti di livello nazionale (scaturiti dalla campagna “Salva l’Acqua!” dello scorso autunno) : la manifestazione nazionale del 20 marzo e l’avvio del referendum.

L’insieme degli interventi ha condiviso l’idea che quello che si è aperto possa divenire un anno di importante mobilitazione territoriale e nazionale sul tema dell’acqua, fino a pensare di definirlo anche in termini comunicativi come tale: per l’insieme del movimento il 2010 sarà dunque “l’anno dell’acqua”, ovvero l’anno in cui con il combinato disposto delle iniziative nei territori e dei forti e importanti appuntamenti nazionali, si punterà a sconfiggere la strategia privatizzatrice del governo e a creare le condizioni per un’inversione di rotta.

In altre parole, provando a trasformare quella che, attraverso la campagna “Salva l’Acqua!” si è dimostrata una vittoria culturale – se 20 anni fa le privatizzazioni venivano apertamente rivendicate, ora anche chi privatizza deve negare e giocare in difesa – in una vittoria politica che modifichi concretamente il quadro normativo del Paese.

In questo senso, la manifestazione nazionale del 20 marzo prossimo è stata da tutti considerata come un appuntamento di grande importanza, sia come elemento di forte visibilità nazionale del movimento per l’acqua, sia come ulteriore elemento propulsivo per tutte le iniziative da mettere in campo nel corso dell’anno.

Tanto più dopo il fallimento del vertice di Copenaghen, c’è la necessità di una forte iniziativa dal basso e di una connessione fra esperienze diverse che lottano sui medesmi temi; la decisione comunemente presa è di lanciare per il 20 marzo una grande manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la difesa dei beni comuni e dell’ambiente e per la giustizia climatica.

Il secondo importante punto affrontato è stato quello del referendum. Dopo un breve aggiornamento sugli incontri bilaterali sinora avuti con i soggetti che, a vario titolo, si sono pronunciati per l’avvio della campagna referendaria (associazioni di consumatori, SeL, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, IdV), la discussione è stata approfondita e a tutto campo. L’insieme degli interventi ha contribuito a delineare, non tanto se intraprendere o meno la strada del referendum, quanto su come intraprenderla, con quali contenuti e quali obiettivi.

Infatti, pur con la consapevolezza di un percorso intrinsecamente difficile e che richiederà una forte capacità di iniziativa e una grande profusione di energie individuali e collettive, il referendum è stato considerato da tutti gli intervenuti come un’importante opportunità per un’inversione di rotta nelle politiche sull’acqua e come una altrettanto importante possibilità di riappropriazione della d emocrazia, attraverso il pronunciamento sull’acqua dell’intero Paese.

In questa direzione, e anche in previsione della prima riunione con i soggetti sotto indicati, fissata per lunedì 11 gennaio, la discussione ha indicato tre elementi sui quali la delegazione che parteciperà dovrà impostare il confronto con questi primi soggetti interessati ad intraprendere la strada del referendum.

Il primo elemento riguarda i tempi . Infatti  per votare nella primavera del 2011, la raccolta delle firme – 500.000 in tre mesi – deve essere completata entro la fine di settembre di quest’anno. Anche per poter predisporre adeguatamente la diffusa e capillare organizzazione territoriale della campagna, il Forum italiano dei movimenti dell’acqua proporrà che l’avvio della campagna coincida con la manifestazione nazionale del 20 marzo.

Il secondo elemento riguarda il comitato promotore. Proprio perché l’acqua è un tema trasversale, sul quale le singole persone possono decidere indipendentemente dalle appartenenze partitiche, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua proporrà che la promozione dell’iniziativa sia costruita a geometria variabile (sulla falsariga di quanto già fatto per la legge d’iniziativa popolare), ovvero con un comitato promotore composto dal Forum e dagli altri soggetti associativi esterni allo stesso e con un comitato di sostegno composto dalle forze politiche.  Andrà inoltre definita la partecipazione degli enti locali che sostengono il referendum.

Il terzo elemento riguarda i quesiti. Su questo, dopo aver analizzato la sostanziale inutilità e la probabile non ammissibilità del quesito già depositato dall’IdV (lascia inalterato il quadro normativo, aggiungendo elementi di confusione legislativa), la discussione ha condiviso la necessità che il contesto da costruire sia quello della più ampia aggregazione possibile di forze da mettere in campo e nel contempo che porti, in caso di vittoria, ad effettivi e concreti cambiamenti normativi, che consentano alla lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua di fare un balzo in avanti.

In questo senso, si è deciso che la proposta in merito ai quesiti che il Forum italiano dei movimenti per l’acqua farà sarà quella di tre quesiti : uno per l’abrogazione dell’art. 23bis, così come modificato dall’art.15; uno per l’abrogazione dell’art. 150 del Decreto Ambientale n. 152; uno per l’abrogazione, sempre nel Decreto Ambientale n. 152, all’art. 154 delle parole relative all’ “adeguata remunerazione del capitale investito” inserite nella definizione del sistema tariffario.

E’ stato sottolineato da più parti come la necessità di proporre quesiti più incisivi sia dovuta non solo all’ovvio attestarsi sui contenuti che il movimento ha sinora portato avanti (in particolare con la legge d’iniziativa popolare) ma anche ad una concretissima necessità di stimolare la mobilitazione di tutte e tutti sull’intero territorio nazionale. Attestarsi sulla proposta minima di abrogazione del solo art. 23bis, significherebbe chiedere a più del 50% della popolazione italiana – e alla stragrande maggioranza dei comitati territoriali in campo – di produrre una mobilitazione straordinaria senza ottenere alcun effetto concreto, se non di tipo culturale, nel proprio territorio.

In merito ai tre elementi sopra esposti, la riunione ha dato un mandato più che esplorativo alla delegazione che parteciperà all’incontro dell’11 gennaio, definendo in particolare, laddove ve ne fosse la necessità, una possibilità di mediazione immediata sulla questione dei tempi e del comitato promotore; mentre per quanto riguarda i quesiti, in caso di difficoltà nel confronto, la delegazione dovrà riconvocare in forma straordinaria il Coordinamento nazionale del Forum.

Ovviamente, andremo al confronto sulla base di quest’impostazione, sufficientemente forti delle nostre ragioni, ma anche disponibili a misurarci con le questioni poste dai nostri interlocutori, con l’obiettivo di arrivare ad una condivisione ampia del profilo di fondo dell’iniziativa referendaria e del suo percorso.

La riunione si è conclusa aggiornandosi con tempi che verranno definiti dall’esito dell’incontro di lunedi 11 gennaio.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Presenti : Comitato Umbro Acqua Pubblica, Lavoratore Arin, Abruzzo Social Forum, Comitato S. Giorgi, Comitato Cittadino San Giorgio a Cremano, Diocesi di Termoli-Larino, Comitato Acqua Pubblica Torino, Comitato Acqua Pubblica Napoli, Libera Gruppo Abele, Fp Cgil, Federconsumatori Nazionale, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Coordinamento Ptrovinciale Acqua Pubblica Frosinone, Comitato Italiano Contratto Mondiale per l’Acqua, Comitato Acqua Pubblica Aprilia – Latina, Associazione LibLab, Forum Bergamasco dei Movimenti per l’Acqua, Rete Lilliput Caserta, Coordinamento Regionale Campano per la Gestione Pubblica dell’Acqua, Attac Italia, Comitato Marigliano, Cittadini Invisibili? No, grazie, Comitato Castellammare di Stabia, Comitato di Nola, Comitato S. Antonio Abate, Meetup Napoli, Comitato Sarno, Comitato S. Sebastiano-Portici, Ingegneria Senza Frontiere Napoli, Segreteria Operativa.

Abruzzo: prima grande vittoria in difesa dell’Acqua Pubblica

sabato, gennaio 16th, 2010

Il Consiglio Regionale della Regione Abruzzo, su proposta dei  Consiglieri Regionali Carlo Costantini (Idv) e Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), ha approvato all’unanimità un emendamento al documento di programmazione economico finanziario della Regione ( Dpfer) che impegna la Regione a preservare il carattere pubblico dell’ acqua e che sancisce allo stesso tempo che il servizio idrico debba ritenersi privo di rilevanza economica.

I cittadini abruzzesi sono particolarmente sensibili al tema della lotta contro la privatizzazione del servizio idrico integrato (acquedotti, reti fognarie, depuratori). In questi anni sono state numerose le manifestazioni organizzate per impedire la mercificazione dell’acqua e chiedere una gestione pubblica efficiente e trasparente. Ben 13.000 abruzzesi avevano firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’acqua pubblica promossa dalle associazioni e dai movimenti.

Per questo come mondo associativo e di movimento siamo oggi soddisfatti delle determinazioni del Consiglio Regionale. Aver condotto con determinazione una battaglia di civiltà per la vita dei cittadini e delle future generazioni ci spinge a continuare ad impegnarci per la difesa dei beni comuni e del nostro Abruzzo.

Vogliamo sottolineare l’impegno dei promotori e degli estensori dell’emendamento e ciò conferma la possibilità di costruire importanti unità e convergenze utili al fine della difesa non tanto dei propri convincimenti politici ma di un bene comune dell’umanità quale è il bene acqua.

Ringraziamo l’intero Consiglio Regionale ed il Presidente della Regione Abruzzo per aver ascoltato le legittime ragioni dei cittadini abruzzesi che in questi anni hanno difeso l’acqua da privatizzazioni, da cattive ed irresponsabili pratiche di gestione, da inquinamenti e spreco.

Ora bisogna tradurre in pratica amministrativa le indicazioni politiche che provengono dal Consiglio Regionale perché purtroppo rimangono in vigore norme nazionali che potrebbero vanificare gli sforzi a livello regionale.

E’ quindi necessario continuare la mobilitazione affinchè:

-il Presidente della Regione faccia ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Governativo 115 per contrastare la privatizzazione anche in campo nazionale;

- negli statuti comunali e provinciali venga scritto che l’acqua è un diritto umano e che  i servizi idrici sono privi di rilevanza economica ;

– si arrivi ad un assetto di governo dell’acqua regionale coerente con l’emendamento approvato nel quale sia garantita la partecipazione cittadina ed associativa come chiediamo da anni per costruire una gestione veramente pubblica, trasparente ed efficiente.